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mercoledì 25 maggio 2016

Chiara spezzata






Sette sono i vizi capitali. gola. accidia. superbia. avarizia. invidia. ira, lussuria, ma il mio, tra questi, non c’è, e neppure il tuo
Io sono Chiara. 
So di esserlo ancora nonostante tutto. Vivo in una parte di me, anima o cervello, come in una pianura immensa e desolata su cui soffiano venti sabbiosi per giorni e giorni, poi, come d’incanto, tutto cessa, la sabbia si posa, un sole malato esce a illuminare uno scenario assurdo da quadro surrealista: qua e là statue e colonne spezzate, mani e  braccia tese verso il cielo come a chiedere pietà o una qualunque forma di spiegazione, grandi massi che incombono, nessuna parvenza di logica o ragione.
Emersi dalla sabbia, i miei ricordi hanno  sostanza materica, sono strani, inusuali come segni di antiche civiltà,So di doverli esplorare. o almeno di doverlo tentare, in sogno. 
Perché’ - mi chiedo in una frazione di secondo, un palpito di vita sotto la pelle - Io sogno? - E’ un palpito di ciglia abbassate, un dischiudersi – No. Quella, questa che percepisco tra le ciglia è una creatura spezzata, una bambola rotta dagli occhi vacui, le bave alla bocca, ma esiste..
Chiudere, tornare nella pianura livida, esplorare i ricordi,classificare i peccati. E’ difficile; può servire a qualcosa? Ammazzare il tempo che precipita, grano dopo  grano, dalla clessidra finché non arrivi il  giorno misericordioso in cui mi ammazzerà lui, alla fine, e la pianura di sabbia cesserà di esistere.
Questo mio peccato orrendo che non ha nome è molle ed elastico come una medusa, si allarga e si contrae, ad un certo punto sembra sparire, ingoiando se stesso, ma poi riappare, si espande, si sviluppa, ti avviluppa. Te, vuole te, vuole sempre te disperatamente. Tu sei il suo centro, il suo sole, suo signore e padrone, il suo adorato  carnefice, unico dio, splendido Baal ruggente! 
Non è la lussuria che ne tesse la trama, la lussuria  certo vi abita, ma non ne costituisce che una parte infinitesimale del processo. Il fulcro di questo mostro è solo infinita sottomissione, voluttuoso annientamento, si dispiega per leghe e leghe come un immenso tappeto che avvolga il mondo, il mio mondo, te. 
L’immagine del tuo peccato senza nome è invece senza volto, qualcosa di immane e pesante, enigmatico: un totem, un obelisco,un’oscena pietra eretta di un’isola non indicata sulle carte. Mi incombe sopra e mi schiaccia. Nulla lo può scalfire: esso è, semplicemente, e non ammette modifiche, esiste e ti ha come divorato a piccoli morsi, ed ora tu sei lui, e lui è te, senza scampo
Non è solo ira; l’ira è il suo strumento. Non è che in minima parte superbia. 
Quando tu mi schiacci e cioè mi picchi e mi minacci, quando mi urli che sono io a fartelo fare, maledetta! Riesci a ridurmi a un bruto, a un animale! Non sono più io – dici…– Chi sei? Chi sei? Potrò mai saperlo? E chi sono io, Chiara, che mi sono messa in trappola? - tu dipendi da me, i nostri peccati sono complementari, lo so - L’’ho sempre saputo? -  Se una pur minima parte di me, nel sottomettermi, non avesse goduto almeno una volta, tutto ciò non sarebbe stato, noi non avremmo peccato, io sarei libera, non più Chiara spezzata, inerte in un letto, con sprazzi intermittenti dl pensiero a vagare tra cumuli di sabbia 



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