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sabato 27 febbraio 2016

Bianca




Prima scena: 
Bianca ha quarantanove anni e li porta magnificamente né se li sente addosso: Alta sottile, nervosa, la pelle latte e miele quasi intatta a parte una ruga che le si è incisa sopra un sopracciglio (spesso, infatti, lo inarca con mimica interrogativa), è oggi una donna matura dalla pacata eleganza, veste colori pastello, una spilla appuntata su una spalla, un foulard leggero che sbuffa attorno al collo; ogni tanto si accende una sigaretta con studiata nonchalance ed aspira lentamente, socchiudendo gli occhi e fissando un punto  lontano e indistinto, a mezz’aria, Il lucido serpente nero dei suoi capelli, arrotolato con cura e fermato in basso da un lato, può dare a volte la strana impressione di star lì, quieto e nascosto tra nuca e orecchio, come in un anfratto, in attesa di qualcosa.
Il grande appartamento in cui vive col principe le somiglia: lindo, lucido, silenzioso, quasi immoto: i mobili di mogano passati a cera vi risplendono con toni caldi e cupi, i grandi specchi nudi appesi alle pareti riflettono qualche vivida tela, pochi e scelti soprammobili di vetro, mazzi di fiori freschi nei vasi di cristallo, e poi lei, sempre lei, sola al centro della scena, mentre legge o cuce o ricama, seduta compostamente su una poltrona. 
Una grande varietà di piante verdi lo invade, si intreccia e protende verso le finestre lunghe liane sinuose, sembra così essere in un bosco e i cuscini di velluto color verde scuro e foglia morta accentuano sui divani l’illusione di una radura.
Bianca e il suo principe vivono oggi, del resto, in una quieta radura della loro vita che, in un recente passato, è stata sconvolta e ribaltata dalla guerra.
Dalla guerra? Non fu una rivoluzione, anzi, "la rivoluzione”? 
Non mi è ancora chiaro…direi perché è ininfluente: immaginando Bianca immersa nella storia come in un bel ruscello del bosco a primavera, un qualunque cataclisma storico, va bene, quello che si preferisce in definitiva. Cambiano solo i dettagli… sono importanti i dettagli? Vedremo… 
Con gran parte dei soldi, Bianca e il suo principe hanno perso terre, immobili, i gioielli da favola, la servitù in polpe e parrucca e tutto l’antiquariato. Non hanno avuto figli e gli eredi collaterali che non sono morti al fronte o, se preferite,  sulla ghigliottina, da onnipresenti e affettuosi che erano, ora che il principato da operetta è sparito dalle carte geografiche, si sono squagliati.
Il principe, senza più terre né castelli, trova leggermente umiliante accettare gli inviti nelle tenute altrui intorno alla città straniera in cui si son ridotti come ricchi borghesi,  ha rinunciato quindi alla caccia, confinandosi alla scrivania del suo studio a tessere la storia dei suoi avi, Qualche  mattina, è vero, esce a far ricerche alla biblioteca nazionale, qualche pomeriggio va al club e sempre portandosi dietro le sue carte araldiche, quasi per vezzo si lamenta di questo suo “lavoro” che pare non gli conceda tregua, deve infatti risalire fino a prima del mille!
Che dire ancora di lui? E’ tuttora un signore di notevole aspetto, estremamente distinto e compito, ma l’età e le delusioni gli hanno come accartocciato fisico e cuore, di charmant e di azzurro gli son rimaste oggi solo le cravatte di seta.
Dunque, per quanto ancora bella, Bianca, in sostanza, è sola.
Poi, una mattina, telefonano, e sono loro
Telefonano? Sì, sento squillare distintamente dentro il mio cervello la suoneria di un telefono nero appeso alla parete color malva di quel corridoio: driiin driiin driiin... per cui cancello la parola rivoluzione e vi confermo che c’è stata una guerra, una “grande guerra” più precisamente, sostituisco quindi la radica bionda e nera al mogano dei mobili, le tele a questo punto sono del secessionismo viennese… ah, dimenticavo: niente ghigliottina, naturalmente! Ecco, tutto è a posto: Bianca può alzarsi dalla sua poltrona art decò per andare a rispondere.
In arrivo dal Sudamerica la banda è di passaggio, la informa concitatamente che loro sono sul punto di imbarcarsi in una grande avventura: una lunga tournée in Romania e in Bulgaria (sai, con quelle strade!), dopodiché addirittura l’Oriente: Egitto, Turchia… Non potevano fare a meno di cercarti, Bianca… Bianca siamo qui, Bianca, siamo tornati!
Oh, cari!

Cambio di scena: 
Con la morte del cuore Bianca rinuncia a farli salire nel suo bell’appartamento cristallino, il maledetto palazzo in cui abita è troppo borghese, la borghesia è al potere, no, è il nazionalsocialismo che è al potere, appena oltre un confine che traballa, e si sa quanto non veda di buon occhio freaks e nani (oltre al resto), che i nobili, i veri nobili hanno invece sempre adorato… la portinaia del loro elegante stabile è una bionda impicciona dichiaratamente nazista…. meglio evitare le chiacchiere!
Ci vediamo in birreria, ragazzi! In Strauss Sstrasse! “Al segreto del bosco viennese”o qualcosa del genere,  ha un campo per le bocce sul di dietro che si può vedere dalla strada.
Ragazzi? Ma cosa va dicendo? Avranno più di sessanta, settant’anni, oggi, e forse anche di più! Siamo tutti invecchiati. Dio, quanto tempo è passato! pensa
Si guarda allo specchio interdetta, poi scrolla le spalle, si ficca il cappello in testa e corre per le strade come una ragazza, come correva un secolo fa nel bosco quando fuggiva Madame e l’altra sua vita. Salta su un tram, scende dopo cinque fermate, oltrepassa un ponte: il fiume sotto, vi scorre limaccioso, è una primavera aspra e precoce.
Lei deve arrivare in fretta all’altro capo della città, infilarsi in certe stradine poco conosciute dove nessuno la possa notare né riconoscere, spifferando poi tutto alla portinaia tedescofila, alla cameriera con la crestina di pizzo, ai vicini di casa pettegoli e curiosi, ed anche al principe, sì, anche al suo principe che lei, pure, ha molto amato una volta, ma che, oggi, è così tanto cambiato: così avulso dalla realtà, chiuso, indifferente…
Sembra un  fantoccio! pensa con terrore Un burattino, un reuccio di cartapesta che ha alzato il ponte levatoio di fronte a questo stinto, brutto presente e si è ritirato nell’Alto Medioevo,! -  insiste con rabbia – lasciandomi sola, seduta in salotto, a fissarmi negli specchi, a guardare nel vuoto!
In definitiva ha scelto bene: questa zona della città è perfetta per imbucarsi, perdersi per strade che s’intersecano come gomitoli ingarbugliati; è il vecchio quartiere ebraico (non lo sarà ancora per molto) dove lei, nella vana speranza di ripescare qualche gioiello di famiglia rubato, vi frequenta ogni tanto i negozi degli orafi e i banchi dei pegni La birreria è lì, dietro l’angolo di una di queste botteghe, la grande portafinestra scura, spalancata, le fa immaginare, chissà perché, l’entrata di una caverna, Vi penetra di slancio come in una miniera di…. diamanti? I suoi veri gioielli perduti sono lì, seduti al lungo tavolo, ad aspettarla…
Bianca! Bianca! Signora principessa! La nostra Anna Glavari…
Oh, cari!
Tutti si voltano, è una birreria modesta, poco frequentata, eppure è senz’altro inusuale una scena così, nel 1937 o 38, lì  a Linz (ma non è Vienna?), ma anche nel 1793 qualche parte della provincia francese lo sarebbe stata, e persino oggi, aggiungo, nel 2016… Una signora così alta, così bianca, anche se con le guance rosa per la corsa, così bella e così elegante, che si getta tra le braccia di cinque vecchi nani dai crani pelati e lucidi come palle di bigliardo, gli occhi teneri e furbetti, i vestiti vistosi da gente volgare di spettacolo  troppo aderenti sulle piccole pance tonde… dei circensi, dei freaks, insomma! E lei che se li bacia in fronte, uno per uno!
Dopo di che tutti si siedono, si ricompongono, qualcuno piange ancora, si soffia il naso in grandi fazzoletti a quadri tirati fuori dai taschini dei panciotti a pois o a fiorami, Bianca in quello suo di pizzo.
Ma Otto dov’è?E Vladimiro? 
Otto è morto, purtroppo, fu una polmonite, ma era il più vecchio di noi tutti, sai? Aveva più di ottant’anni!  
Oh, Dio mio! Otto…il mio caro Otto! Mi ha fatto da padre! Oh, quel  caro vecchio brontolone!
Bianca non riesce a smettere di piangere, si è mutata in fontana; tutti nella birreria la guardano. Sentendosi a disagio, il gruppetto decide di uscire nel cortiletto sul retro, dove si gioca a bocce nelle mattine di sole. I nani le offrono il fazzoletto, il suo è tutto inzuppato.
Su non piangere così, cara, Otto era vecchio e ti giuro che se n’è andato in un amen, senza punto soffrire…. E ascoltami, Bianca, Vladimiro invece sta bene,  e, pensa,  si è… sposato! 
Sposato? Vladimiro?Non ci posso credere, alla sua età! 
Fu con una boliviana, la donna serpente, insomma una contorsionista, piccoletta pure lei e mezza india, ma non veramente nana. Ora si sono ritirati dallo spettacolo e vivono in Perù  
Bianca ora ride troppo nervosamente  In Perù? Vivono in Perù?  ripete, poi  con uno strano singulto si rimette a piangere. Oh, Dio mio! Oh, potessi anch’io andare a vivere in Perù!
 I nani la guardano attoniti …Bianca, ma che dici? Che dici principessa?Tu, in Perù? Ma il principe?E la tua bella casa… il tuo matrimonio, Bianca?
Lei ha la voce rauca, adesso… In Perù, sì, ti dico! In Perù… ah, potessi scappare e andarmene,anch'io, in Perù, o  in capo al modo!

Cambio di scena: 
Bianca ha superato la sua piccola crisi isterica, confessato, riflettuto e ponderato; lei e i suoi cinque nani superstiti si son dati appuntamento alla stazione
L’Orient Express sbuffa e scalpita come un destriero pronto a slanciarsi a sud est, verso i Balcani, a divorare chilometri su chilometri come una belva insaziabile, affamata di velocità, arrampicarsi tortuosamente in alto su montagne impervie o infilare tunnel, fischiando selvaggiamente, poi scendere giù a rotta di collo per la grande penisola fino al mare, agli stretti, le porte dell’Oriente, le cupole azzurre e d’oro, l’altrove….
Bianca corre, sta ancora correndo come correva nel bosco, è il suo destino? Fende la folla densa come nebbia con in mano una piccola valigia e, nell’altra, il suo passaporto.
Al principe ha lasciato una lettera sopra il cuscino bagnato di lacrime. Chiudendo la porta del suo appartamento i ninnoli di vetro di Boemia hanno tintinnato..
Bianca corre, ma adesso, bene o male, ha i suoi quarantanove anni, anche se non li dimostra, ed ansima per l’ansia, la fatica, la fretta… Inciampa, le si rompe il tacco di una scarpa, deve rallentare, avanza ancora, saltellando come uno strano uccello
I cinque nani si sporgono dai finestrini. Son dovuti salire in piedi sui sedili per riuscire a guardar fuori, Hanno poggiato le loro piccole scarpe, lucidate a specchio da un ragazzetto slovacco che lavora in stazione, su grandi pagine aperte di giornali che intitolano a grandi caratteri:“Ultimatum tedesco al Cancelliere  Schuschnigg!  Annessione o non annessione?” Cercano ansiosamente un volto tra la folla: Bianca è in ritardo e il treno sta per partire…
Molti passeggeri li guardano con sdegno  Che feccia – pensano,- qualcuno anzi lo dice forte- Non basta essere deformi! Ci si deve  pure esibire in abiti chiassosi! Grazie a Dio, tra poco qualcuno verrà a far pulizia! Certa gentaglia non ha diritto di esistere!
Un treno fischia o è già il capotreno che dà il primo segnale? Facchini imprecano, valigie vengono issate, immensa confusione… Bianca si avvicina come al rallentatore o forse il suo (il mio? Il nostro?) è un sogno, uno di quegli incubi spaventosi in cui non si raggiunge mai la meta, ma solo la si intuisce come dietro un velo e si corre, si corre sempre e vanamente
Ecco, ora i nani la intravedono che emerge a tratti dalla folla come tra le onde di un mare solido di carne, stoffa, cuoio e cartone … Bianca !- essi gridano agitando i fazzoletti con le loro manine ridicole - Bianca siamo qui! Bianca, guardaci!
Una signora di mezza età, corre trafelata in modo sconveniente, senza una scarpa, senza più cappello… un lucido serpente di capelli, che stava acquattato sulla sua nuca  le si è sciolto e la insegue, saettandole a zig, zag sulla schiena. Si affanna zoppicando verso un binario, verso due finestrini di un lontano vagone da dove sporgono cinque strane facce di bambini invecchiati male   (Nani? dice la gente sul marciapiede Ma c’è un circo sul treno?)  Sollevando in alto una scarpa dal tacco spezzato, grida un po’ teatralmente: Sono qui, cari!
Oggi è l’11 marzo del 1938, leggo la data precisa, un piccolo dettaglio che, inforcando i miei occhiali, riesco finalmente a decifrare in minuscoli caratteri gotici sulla destra, in alto, del frontespizio dei quotidiani che i nostri cinque freaks calpestano nervosamente incuranti delle occhiatacce dei loro compagni di scompartimento e del controllore, che galoppa alla loro volta dal fondo del corridoio, essi si sporgono troppo pericolosamente dai finestrini ed urlano: Bianca raggiungici!
I dettagli a volte contano, eccome!  Le lancette del grande orologio della stazione, ad esempio, segnano le 1930tra sole nove ore, a circa novanta chilometri di distanza, le truppe del III Reich varcheranno finalmente la frontiera, accolte da entusiastiche acclamazioni. L’Austria Felix, già morta dieci anni prima, sarà seppellita!Ma il treno, il nostro treno, parte o non parte?
Questione di dettagli: il capostazione sta per fischiare, l’Orient Express per partire in perfetto orario, come sempre, Bianca, senza più fiato… marito, casa, titolo, passato, sta per aggrapparsi allo sportello di uno scompartimento di un treno che la porterà verso un futuro inedito, ma un piccolo lustrascarpe slovacco può ancora scivolare sul lucido che ha inavvertitamente versato per terra, catapultandosi tra le ruote del treno e bloccare la scena… 
Oppure no?

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