Translate

lunedì 14 dicembre 2015

Babbo, babbino...



Babbo, babbino, precipita col tuo maledetto slittino nel fondo più profondo del mondo, in un crepaccio orrendo o, ancor meglio, possibilmente all’inferno! 
 - Solo le tue ventiquattro-renne-ventiquattro potrebbero, per me, magari salvarsi,  aggrappandosi all’ultimissimo momento all’orlo dello strapiombo,che immagino dantesco, con i loro centosei zoccoli scalcianti e frementi!– 
Lì atterrato, cuocici lentamente a fuoco lento, rosolando come un tacchino assieme al  tuo vestito troppo pacchianamente rosso, ai balocchi di fabbricazione cinese, allo schifoso barbone, al sorrisetto sornione da angioletto vecchio, da padreterno bonario e furbetto en travesti da pony express indefesso!
Caro Babbo Natale, io ti odio.
Sei l’incarnazione spuria di ciò che al mondo occidentale resta del vecchio padreterno, quello vero, quello con la P maiuscola, riflessi di un volto dimenticato deformati dai prismi  di finto specchio da appendere al finto abete, un finto frullato di infinite metamorfosi dell’archetipo, una più insolente dell’altra: da quella simpatica canaglia di Zeus, a Odino,il viaggiatore, che ti bussa alla porta a sorpresa (e magari proprio mentre stavi facendo all’amore) e ti strizza per giunta il suo unico occhio per socializzare … da quel tale  tremendamente kitsch di A. Mazda, il signore  del fuoco, tutto vestito di rosso per l’appunto, fino a quella specie di squallido ragioniere,  Jehova il permaloso, che ti conteggia fiscalmente  ricompense & peccati, ma con in più un pizzico druidico di mago Merlino  e un altro pizzico di doktor Faust & doktor Dee, mescolati insieme a infondere nerbo e un cupo splendore alla … pozione? Sì, poiché di pozione si tratta, in definitiva, o di stregonesca ricetta, che in sostanza è questa:
Prendi una slitta, un bel branco di renne (sicuramente  cocainomani, data la velocità che prendono nelle curve!), un maledetto vecchio ubriacone col naso rosso che sorride  ammiccante, montagli la sporca finta barba a neve, aggiungigli un cappuccio in testa e spennella su tutto il colore rosso; infine, scrivici sotto quel nome, quel nome famoso, cui i sinuosi caratteri floreali della più capitalistica delle finte bevande apportano una polverosa eleganza vintage, ed ecco il pacco è pronto - perché di un pacco si tratta e ben infiocchettato!) a fungere da richiamo, a catalizzare i residui della nostra ormai anestetizzata commozione, del nostro sentimentalismo da quattro soldi che annaspa, cercando di ricompattare, una volta all’anno soltanto, residui fumosi del vecchio pedigree culturale
E poi... 
Poi, altre volte, caro Babbino, io mi sorprendo ad ... amarti! 
Accade che i tuoi tanti riflessi deformati negli specchietti appesi mi sorridano tutti insieme e allora  parto in quarta a cercarti, a ricrearti, in un vecchio libro magari, attorno allo spirito  di un vecchio fuoco scoppiettante, di quei grandi fuochi che oggi non esistono più, se non, addomesticati, negli agriturismi,  mentre fuori dai vetri delle finestre battono piogge e tormente di neve  pressoché inconcepibili in un’epoca di riscaldamento globale, e soffiano venti aspri da Cime Tempestose e mugolano ombre e fantasmi intirizziti  che scendono dalle montagne per ascoltare le novene e i canti … e lo Spirito del Canto di Natale  di dickensiana memoria risuona  nelle musiche dimenticate di organetti ormai da tempo defunti
Io apro allora il libro/i libri,  in solitaria navigazione - i magici cerchi di ascoltatori attorno ai fuochi sono ormai svaniti!- mi perdo in  fascinosi racconti come ai tempi in cui signori spazzolavano via i bianchi fiocchi dai cilindri e si toglievano le soprascarpe entrando in calde casa accoglienti, e in cui contadini e pastori scuotevano gli scialli fradici prima di metterli a fumare vicino ai bracieri sfrigolanti, e respiravano i caldi effluvi saporosi delle stalle come profumo, prima di sedersi quieti ad ascoltare, disposti in cerchi magici, a presepe