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martedì 1 settembre 2015

L'OCCHIO ("Tahafut al-tahafut")





Elencava progressivamente la lista delle meraviglie che il corpo dissezionato di un piccolo venditore di pistacchi contiene, dettandole al suo assistente Malik al Saydy, studente dell’ultimo anno 
In una splendida giornata di giugno il sole scintillava sul verde Guadalquivir sinuoso come un serpente, della grande città imbiancata a calce, oltre il ponte romano,  giungeva solo un brusio.  
Il teatro anatomico non era grande, ma funzionale e bene illuminato da un cono di luce proveniente da un perfetto oblò tagliato nel soffitto. Il maristan (ospedale) dove Averroè  dissezionava, era stato l’unico dei cinquanta di Cordoba che gli avesse dato carta bianca per il suo progetto e assegnato per di più quella piccola dependance tra gli aranci. Un canale d’acqua  vi scorreva tutt’intorno. Poco più avanti, tra la vegetazione selvaggia delle riva sinistra del fiume, un mulino ruotava ritmicamente le sue pale
L’occhio del piccolo venditore di pistacchi era un tesoro a poco a poco svelato che traluceva nelle sue varie parti sul tavolo anatomico
“Questa parte” diceva con voce chiara  il dottore “ Che chiameremo retina, è la membrana più interna del globo oculare. Essa agisce comprimendo le immagini riflesse e trasmettendole al cervello”
 La minuscola retina  del piccolo venditore di pistacchi era allineata sul piano tra la cornea e il cristallino e, se fosse stato possibile ingrandirla, in essa si sarebbe  potuto cogliere il riflesso di una faccia barbuta, di un volto di un uomo di circa cinquant’anni che tanto aveva visto e tanto avrebbe voluto vedere nel corso sua vita, senza remore né impedimenti, anche a costo di pagarne duramente il conto.  Ma era un riflesso cieco, il suo, del tutto passivo: il cervello che avrebbe dovuto ricevere  il segnale, infatti, non esisteva più. L’ultima cosa che quella retina aveva non soltanto riflesso ma realmente visto, prima che il corpo annegasse, era stata l’acqua smeraldina del fondale in cui il piccolo venditore di pistacchi si era inabissato,  tuffandosi, Un attimo prima colui che ora giaceva a pezzi sul tavolo anatomico, aveva ammirato il cielo terso appena, appena screziato di nubi all’orizzonte; gonfiando il giovane petto, aveva sospirato di soddisfazione.  
Era quello per lui un pomeriggio di inaspettata vacanza, molti pistacchi venduti quella mattina al mercato, il suo padrone lontano, in viaggio sulla strada per Siviglia, davanti a lui due lunghissimi, giorni di libertà… Per cominciare intendeva tuffarsi nel punto più profondo del fiume. da uno scoglio piuttosto alto seminascosto da un mucchio di felci. Era da lì che si tuffavano i più coraggiosi  monelli della città, una pozza intensamente verde e trasparente, non troppo lontano dalla quale, però, l’acqua gorgogliava e si increspava in torbidi mulinelli.
Abbassando lo sguardo sul greto del fiume, il ragazzo passò in rassegna la sua collezione di farfalle, insetti e lucertole ordinatamente allineata. La guardò con affetto, era la cosa più preziosa che possedesse. Poco prima si era divertito a sezionare col suo coltellino le ali iridiate delle farfalle e molte di esse ora giacevano smembrate sulla ghiaia
“ Questi tessuti filiformi” continuava il dottore “ li chiameremo nervi. Essi svolgono la funzione di collegamento e attraversano  le retina in appositi tunnel ciechi al riflesso della luce. Potete ammirare, signori studenti, un meccanismo perfetto! Tutti gli oggetti della creazione, sia nella natura che nell’universo, sono del resto invenzioni perfette, progettate in modo non causale da Dio”
Con questa affermazione in lui il famoso medico attingeva al filosofo. Ma l’uno e l’altro  convergevano nel grande innovatore nelle successiva parole che Averroè con grande compiacimento pronunciava:
“Non sarebbe  comunque per noi possibile posare gli occhi su questa e su altre meraviglie della creazione e minuziosamente studiarne le cause e gli effetti, se il divieto di Al Ghazali riguardo l’autopsia fosse stato accettato dal direttore di questo ospedale.
Io dico invece che chiunque si occupi di anatomia e dissezione a scopo scientifico, oltre a salvare innumerevoli vite umane, avrà incrementato la sua fede in Dio!”

Ma erano quelli in Al-Andalus anni difficili, gli ultimi di una lunga e splendida storia: fanatismo e intolleranza religiosa riprendevano il campo e, tra non molto, le idee di quel geniale anatomista, e anche medico,filosofo, fisico, psicologo, giurista ed astronomo che fu Averroè, dovevano essere a loro volta dissezionate una per una, on purtroppo col metodo scientifico che egli, dopo i greci, aveva contribuito a perfezionare, tantomeno col metodo appassionato ed intuitivo di un piccolo venditore di pistacchi che gioca al naturalista in un bel giorno d’estate, incoerenza dell’incoerenza, ad Averroè, come a tanti altri, venne riservato il metodo più irrazionale: il medesimo, bruto e cieco e sordo, che usa il destino.


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Averroè nacque a Cordova nel 1126, con il nome arabo di Abu I-Walid Muhammad Ibn Ahmad Muhammad Ibn Rush (che nel Medio Evo diventerà dapprima Aven Roshd e poi Averroes), in una famiglia di celebri giuristi; sia il padre, che il nonno erano stati gadi, vale a dire amministratori di giustizia.
Dopo un percorso scolastico ed educativo classico basato sul Corano e sui racconti tradizionali fatti risalire a Maometto,egli studiò teologia e giurisprudenza,e medicina. Divenne giurista, medico di corte  e filosofo, fu nominato gadi, prima a Siviglia e in seguito a Cordova, fu insomma un alto funzionario nella Spagna dell' impero almoade  Tuttavia, nella seconda parte della sua vita, venne costretto all'esilio nel corso dell'ondata di fanatismo religioso che alla fine del 1100 colpì Al-Andalus: Tenuto sotto stretto controllo dovette subire anche la distruzione, da parte della censura, di numerose sue opere di metafisica e logica. Con la sua morte, avvenuta il 10 dicembre 1198 a Marrakesh, dove si era rifugiato, si conclude l'epoca della cultura liberale nell'Islam spagnolo.
Averroè fu soprattutto un medico, e in questo campo, un grande innovatore e sperimentatore. La sua enciclopedia di medicina  costituì per molto tempo il testo medico più conosciuto oltre che dai musulmani, anche dagli ebrei e dai cristiani. In essa venivano affrontati, tra l'altro, temi come l'autopsia e la dissezione, pratiche non condannate ma anzi esaltate, in quanto, secondo il suo pensiero,  l'anatomia, se studiata a scopo scientifico, serve ad alimentare la fede in Dio..
Intervenne anche nell’ambito della psicologia, descrivendo l'intelletto quale una sostanza incorporea ed eterna, distinguibile in intelletto passivo, connesso coi sensi,e intelletto agente, relazionato con l'uomo attraverso una ragione materiale eterna, nel campo dell’astronomia, nel quale intuì che la Luna non è una stella e non emette luce, nel campo della fisica (egli fu il primo studioso a definire la forza come il lavoro necessario a modificare lo stato di un materiale; ebbe intuizioni a proposito dell'attrito, che modifica la forza che occorre applicare in ambito cinetico, e di quella che Keplero avrebbe in seguito chiamato inerzia).


Per quel che riguarda il suo pensiero filosofico, la sua opera più importante è "Tahafut al-tahafut", ("L'incoerenza dell'incoerenza".) In questo testo, il pensatore arabo difende la filosofia aristotelica, entrando in contrasto in particolare con le critiche espresse da al-Ghazali, che riteneva che la filosofia, e il pensiero aristotelico in particolare, non potessero essere compatibili con l'Islam. Completamente opposto è, invece, il pensiero di Averroè, che ritiene che sia possibile raggiungere la verità sia mediante la filosofia speculativa che mediante la religione.
Benché avesse potuto attingere ai testi aristotelici solo per mezzo delle traduzioni arabe effettuate dai cristiani siriaci, il suo pensiero,risulta essere molto vicino alle opere greche, per cui, dal punto di vista storico, si deve in sostanza a lui, e alle sue traduzioni in latino, il recupero avvenuto in Europa della tradizione aristotelica, che si verificò proprio in quegli anni. Lo stesso Tommaso d’Aquino, che pure si espresse in contrasto con diverse correnti averroiste della sua epoca,rappresentate nell'ambiente accademico parigino,gli deve moltissimo

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