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giovedì 3 settembre 2015

AYLAN CHE GALLEGGIAVA SUL MARE




C’era una volta un bambino piccino che viveva con la sua mamma e con un fratellino appena più grande.
Aveva un bel nome etereo, lieve come una nuvola in un giorno d’estate e come un venticello spiritoso che vi soffi sopra accarezzandola: si chiamava Alyan
Come tutti i bambini piccini era molto impegnato a imparare seriamente a giocare, disegnare, correre, saltare, parlare sempre meglio, osservare e riflettere su tutto quello che gli stava attorno: il gran mondo ancora sconosciuto in cui era approdato solo tre anni prima.
Da dove?-direte voi- Chissà? Nessuno sa veramente da dove vengano i bambini… In un lontano passato, qualcuno ha immaginato che essi vengano dalle stelle, ma poi quest’idea così curiosa è caduta in disuso…
Ma torniamo ad Aylan: lui aveva dunque un grande, immenso mondo da scoprire, come tutti i bambini piccoli del resto, e Galip, il suo fratellino appena più grande, lo aiutava a farlo fraternamente.
Il mondo da scoprire per Aylan, però, almeno quello che lui percepiva tumultuare dietro la porta e le finestre chiuse di casa sua e che poi, con grande stupore, vedeva e sentiva in strappi e barlumi di luce accecante quelle poche volte che usciva stretto, stretto in braccio alla sua mamma, non era un mondo che si vorrebbe immaginare per un bambino, che venga dalle stelle o meno. No, non lo era! Ma non era neanche un mondo raro, purtroppo!
Da sempre, infatti, fin dal tempo dei tempi, era stato così su un certo pianeta piccolissimo, accodato con il suo sole, ad una fantasmagorica congrega di migliaia di stelle che formano nel cielo una scia luminosissima colore del latte… Parlo del mondo di Aylan e Galip, naturalmente: il pianeta Terra.
Da sempre su questo bellissimo pianeta, il mondo più bello che si possa immaginare, c’erano stati posti dove i bambini proprio non potevano e non volevano vivere – ma anche i grandi, del resto!Almeno, alcuni grandi…- Sì, c’erano molti posti di questo tipo: erano come delle bolle che scoppiavano qua e là in modo del tutto spontaneo e apparentemente imprevedibile….
Bolle di fuoco e fiamma e di luce accecante, di schiocchi a raffica e di boati assordanti, infinitamente, infinitamente più spaventosi di un tuono.
Bolle dal colore giallo e verde livido e dal colore del sangue.  
Bolle in cui anzi, il sangue non era solo un allegro colore o quella goccia che ti sgorga dai ginocchi quando cadi, ti fai male e te li graffi, ma un ruscello, poi un fiume minaccioso che  sgorga da tutti i corpi degli uomini, delle donne e dei bambini che cadono qua e là come i pupazzi del Luna Park, ma non si rialzano più con le ginocchia sbucciate, rimangono lì, immersi nel sangue che intanto è dilagato dappertutto trasformandosi in un mare, un orrendo mare rosso!
Una di queste bolle era appunto il mondo che Aylan  si accingeva a scoprire ed esplorare, quello in cui lui e la sua mamma e il suo fratellino appena più grande, avevano avuto il destino di nascere!
Questo è il destino infatti, e non c’è nulla da fare: a te può capitare per caso di trovarti in un orrendo mondo-bolla come quello di Aylan (e di Galip) oppure di stare in un posto tranquillo e bellissimo, con giardini verdi, cielo sereno, musica, casa sicura, scuola, pace …
Del resto il mondo di Aylan (e di Galip) prima - tempo prima, voglio dire- era stato anch’esso così: un posto tranquillo e bello, dove poter sdraiarsi o correre in un verde giardino, sorridere sotto un cielo sereno, ascoltar musica, abitare in una casa sicura, andare a scuola, stare in pace… 
Tutti i posti più belli e tranquilli si possono dunque trasformare nell’orrendo  mondo-bolla di Aylan,, è bene saperlo, per cui i grandi devono fare di tutto perché questo non avvenga. Ma se poi,  nonostante tutti i loro sforzi,  questo avviene allora… allora molti, o alcuni di essi almeno, non possono fare altro che scappare, portandosi dietro i loro bambini.
Scappare lontano, lontano  via dal mondo-bolla!
E proprio così decise di fare la mamma di Aylan e di Galip, scappò
Camminarono e camminarono, loro tre, sempre insieme, Aylan in braccio e Galip con la mano nella mano della loro mamma che aveva deciso di scappare. Non fu una fuga facile perché erano inseguiti da fuoco e fiamme e luce accecante, schiocchi a raffica e boati assordanti e color giallo e verde livido e color rosso del sangue che straripava alle loro spalle, come un mare. 
Le terre che attraversavano erano per loro sconosciute e le persone che incontravano non sempre li volevano aiutare, spesso li cacciavano via dicendo “Tornate a casa vostra!”
Non lo sapevano che loro venivano da un mondo-bolla orrendo dove non si poteva vivere? No non lo sapevano, oppure se pure lo sapevano, facevano finta di averlo dimenticato.
Poi, arrivarono in un posto dove  li aspettava una sorpresa, qualcosa che nessuno di loro tre, neppure la mamma, aveva mai visto: Videro per la prima volta un mare, non più rosso, ma verdeazzurro, magnifico e tempestoso. E immenso
Aylan non poteva credere ai propri occhi e, dentro la sua piccola testa di bimbo di tre anni, pensava intensamente a quella cosa, a quel grande mare verdeazzurro che non aveva mai visto prima, lui, che aveva avuto in sorte solo il mare rosso del sangue!
Era sicuramente  la cosa più bella che mai avesse visto in tutta la sua piccola vita e lo riempiva di silenzio e stupore: era senza porte e finestre, senza  limite alcuno da nessuna parte, e la mamma gli aveva detto: chiamalo mare
Più tardi quella cosa magnifica diventò di un blu scurissimo, lucido come la seta nera del vestito della nonna che avevano lasciato laggiù, nel mondo-bolla, e lui si chiese  forse se fosse anche profondo come quel cielo che ora vedeva risplendere sopra i suoi occhi, dello stesso colore e tutto trapunto di stelle? Sì, se lo chiese, i bambini di tre anni possono avere delle intuizioni del genere e le domande che fanno, e che si fanno, sono le stesse dei loro lontani antenati, quegli stessi uomini che inventarono la cosa chiamata guerra, tanto tempo fa
Era notte adesso; si trovavano tutti e tre sopra il mare, in  una specie di  carretto chiamato barca.
Aylan era coricato con la schiena sulle ginocchia della sua mamma coraggiosa che aveva voluto portarlo via ad ogni costo dal mondo-bolla, e guardava con curiosità e infinito stupore le stelle. La barca dondolava sopra il gran mare liquido e lui alla fine si addormentò
Sognò di galleggiare sul mare, nel gran silenzio notturno.
Quanta pace! Solo le stelle, da cui forse era disceso, sopra di lui a guardarlo… 
Niente più fuoco e fiamma e luce accecante e schiocchi a raffica e boati assordanti, niente color giallo e verde livido e color rosso come il sangue, e sangue, sangue vero che straripa dappertutto!
Le stelle lo guidavano verso qualcosa di profondissimo lassù, nascosto nel  cielo, ma non di impossibile a raggiungere, no, e per nessuno!
Aylan pensò ancora che era bellissimo galleggiare sul mare


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