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lunedì 24 agosto 2015

CAOS



Nessuno potrebbe immaginare cosa nasconde la mia casa oltre la porta dell’ingresso Nessuno del resto mi entra più in casa da tempo
Sono quasi due anni che ho licenziato la donna che veniva pulire una volta alla settimana e già a quel tempo lei era la mia unica ospite ormai da mesi e mesi, l’ultima mia sola amica non virtuale.
Decisi così di punto in bianco una mattina…
L’ordine ossessivo della mia casa mi era indispensabile come i suoi colori freddi e caldi, la disposizione dei mobili, degli abiti, dei libri, gli oggetti disposti con cura maniacale…l’intero scenario che racchiudeva a conchiglia la rappresentazione della mia vita più segreta,  Una rappresentazione inscenata da me e solo per me, attrice e regista. e per lo più nel silenzio
 Il silenzio mi era prezioso, riempiva tutto quel  magnifico vuoto.
Ogni tanto uno squillo di telefono riusciva ad arrivarmi alle orecchie e allora entravo in contatto con voci sconosciute che mi chiedevano gli orari dei pullman verso  varie destinazioni – condividevo qualche cifra del mio numero con una compagnia di viaggi -  Oppure erano voci per lo più straniere che comprendevo a fatica e che ripetutamente mi proponevano cambiamenti di gestione telefonica, elettrica, idrica, del gas…
Mi rendevo conto che sempre più raramente ascoltavo musica: i miei cd di musica barocca tacevano da secoli. Ne avevo comprato uno, magnifico, di jazz latinoamericano all’ultimo concerto a cui  mi ero imposta di assistere, ma esso giaceva, intatto, sul tavolo di salotto tra una papera smaltata di bianco comprata da un rigattiere e un candeliere dell’ottocento.
Sempre più raramente riprendevo i contatti col mondo che dal di fuori, oltre le mie finestre, sembrava incombermi addosso col suo caos, la sua sporcizia, traffico,  rumore, banalità, desolazione
Che camminassi su un pericoloso crinale lo sapevo, la mia personalità ondeggiava sull’orlo del borderline ma non me ne curavo. Chiusa nella mia torre, bastavo sempre più a me stessa e la mia sordità incalzante rimuoveva gli ultimi ostacoli, alzava i ponti sul fossato.
Poi oltrepassai il crinale. Pensai che fosse più onesto perdermi e mandai all’aria ogni cosa. La mia preziosa casa di vetro mandata in frantumi,
Decisi di far entrare il caos e il caos penetrò non dalla finestra ma dalla mia stessa testa.
A quanto pare la mia testa aveva nascosto questo agente nemico in qualche sua oscura cavità o corridoio cerebrale per anni e anni, ed ora lui usciva allo scoperto, con bombe a mano in tasca e in bocca, a provocare una sequenza ordinata di esplosioni. Geometriche sequenze di musica barocca.
Dilagava
Oggi la mia saletta d’ingresso è sempre graziosa e perfettamente ordinata, è il mio specchietto d’allodole per i rari visitatori che per lo più non vengono, o comunque non salgono prendendo l’ascensore: si fermano/io li fermo in portineria.
Ma, al di là dell’ingresso, il caos ha portato a compimento la sua invasione e fatico a trovare il bandolo per spostarmi da una stanza all'altra se voglio lavarmi, andare in bagno, dormire, cucinare, stare al computer, guardare la tv, le solite fottute cose che si fanno in casa, insomma.
Ma io so anche cucire un po’e confeziono bambole di stoffa. So dipingere e dipingo quadri sempre più grandi che lascio per lo più incompiuti. Dipingo quando riesco a ritrovare i colori, cosa che in questo caos è sempre più difficile, allora esco e vado a comprarne di nuovi e pure nuove stoffe per le mie bambole, per le mie bambole che ora sono dappertutto, a cataste: montagne di cotonine a fiorellini rossi e rosa e a puntolini gialli e blu aperti a corolla sotto certi busti rachitici, ingentiliti da pizzi.
Ma quelle stupide facce di stoffa, a furia di guardare il caos, hanno fatto certi occhi da pazze che, a volte, mi fanno proprio impressione! E allora glieli levo, e li sostituisco con dei bottoncini di perle spaiati, di colore diverso, così un occhio sembra guardare giù e l’altro su, ma l’effetto generale è di allegria.
Ora almeno sono pienamente borderline e ne consegue più rispetto per me stessa, anche se, a volte,  alla televisione vedo quelle ciccione americane borderline, quasi sempre piantate dai mariti, che nuotano in un universo casalingo fatto di cumuli di schifezze comprate nei centri commerciali e piangono, piangono sempre, mentre, tra una pubblicità e l’altra, una voce odiosa fuori campo scandisce:  Sepolti in casa… Sepolti in casa…
Sì, più rispetto  per me stessa, in definitiva.
Io ho fatto una precisa scelta: mi son buttata giù dal crinale. Nel caos
E poi io non sono stata piantata da mariti. Sono io che ho piantato. Ho piantato il mondo e non me ne pento.
E poi io non sono cicciona!
Non ancora
Il telefono ora non squilla più: non cambierò più gestione di luce, acqua, gas… niente più richieste di orari di pullman: i viaggi degli altri sono finiti, 
Il mio è appena all’inizio