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mercoledì 16 luglio 2014

SPECCHI


Fu nel taschino di una vecchia borsetta anni trenta  o quaranta che trovai lo specchietto.
Un negozio di vintage sotto l’ombra dei platani, con una piccola vetrina dagli infissi verdi pisello e una panchina sul davanti, vicino al welcome dell’entrata… Savannah, Georgia, in una perfetta giornata di fine aprile quando i pollini  dei fiori di magnolia incipriano deliziosamente i  marciapiedi e penetrano dappertutto e il naso ti prude  ma  il sole scintilla tra le nubi e la pelle sicuramente ti risplende, deve assolutamente risplenderti oggi, pensi, mentre una sensazione di assurda euforia ti circola nelle vene, anche se… anche se da tempo, da molto tempo anche, non hai più vent’anni.
Esco dal negozio, dove mi sono imbucata/imbarcata oziosamente per ore, forse come ci si imbarcava una volta per Citera o così si credeva, come ci si imbarca ancora per un paese delle meraviglie del tutto inedito, dai colori squillanti, il nostro personale wonderland (made in Old America in questo caso), e che faccio? Ho comprato vari inutili aggeggi, souvenirs per le amiche, sciarpe, due vestiti  a pois e a quadretti tipo quelli che portava mia madre negli anni cinquanta, un cappellino di paglia con nastro blu e un fiore cincischiato di camelia da fare rinvenire sul vapore, guardo dentro la borsetta mauve dalla curiosa chiusura metallica a forma di lumaca (due lumache per l’esattezza) e ne estraggo  lo specchietto per darmi una guardata, così  di sfuggita, forse una ripassata di rossetto.
Sì,  sono davvero cambiata, la pelle effettivamente sotto l’ombra del platano bucherellata da mille  raggi di sole, pare più distesa, risplende, addirittura scintilla, ed i capelli, mi sbaglio o appaiono diversi? Più vaporosi e più…. E gli occhi? Cos’è una magia? Non ho bevuto affatto. Ho comprato uno specchio magico per soli quarantaquattro dollari e adesso mi ritrovo imperiosamente più giovane nello specchietto e con tutto da  ricominciare? Tutto da ricominciare: vita, amore, lavoro, matrimonio, divorzio, figli  altro amore…. ancora una volta o forse no? Posso sperare in una variante? Ora? Se la strada americana che improvvisamente mi si apre a destra, quella fuga tediosa di ville e villette in colori pastello, con albero, prato, cane e rampicanti ciascuna, fosse una scappatoia da imboccare correndo verso l’orizzonte, con lo specchietto sempre ben alto in mano come un salvacondotto?
Rallento  il  passo. Sono incerta, molto incerta, sperduta qui, all’angolo di due strade in una città  che mi è del tutto estranea,dall’altra parte del mondo . Ho tempo, credo, o almeno voglio sperare di avere almeno un po’ di  tempo, ancora un minimo di tempo per decidere se e come darmi alla fuga in una o anche nell’altra direzione… per cui, nell'attimo di un passo, due passi, tre passi, mi sforzo di riflettere.
Ma la mia immaginazione è in fiamme  e, per quanto una parte di me sappia benissimo che è stata soltanto l’aria scherzosa d’aprile ad operare l’incanto, un piccolo incanto da due soldi peraltro e anche piuttosto comune, e che detto incanto non durerà, non potrà durare che per lo spazio di un attimo, dell’attimo di assoluta felicità cioè che ho provato, che ho avuto la fortuna di provare uscendo dal negozietto di vintage ombreggiato dai platani,  per quanto…
Mi fermo. Sono abbagliata dal sole. Lo specchio è ancora qui nel palmo della mia mano che mi lancia segnali, richiami…bagliori. Lo giro e, sul rivestimento di sbiadito  cartoncino, in cui microscopiche picche, mi sembra, s’intrecciano con cuori e moltitudini di losanghe, scopro che qualcuno  ha fissato qualcosa: una data, un messaggio, un vecchio numero di telefono…
April 24, 1938 
Call me, my dear, you just made ​​your decision, I will always be ready to love you forever .
John
 912-238-8018
Chiamare che mi costa? E’ solo un gioco. Rigiro lo specchietto e mi ci guardo. Mi fissa il mio vecchio sguardo di una volta, lo sguardo di una cattiva ragazza in cerca di guai…
“Hello! I'm Maia. Who's on the phone?”
"Hello! My dear, I'm John. Waiting for your call…”

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https://www.flickr.com/photos/22857976@N02/galleries/72157626345313809/


SPECCHIO MAGICO




L'incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli alle quali si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante. Chi è in condizione di vedere la propria ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del compito.
Carl Gustav Jung


Prego  signori e signore, entrate nel nostro tunnel, il tunnel fantasmatico dello specchio!
Specchio magico, specchio ma gi co, ovvero super specchio che riflette non chi crediamo di essere, non chi potremmo essere, attenzione... se  tutte le fottute coincidenze e non coincidenze della nostra vita non ci avessero spintonato, incastrato, condizionato fin dalla nascita, e neppure forse chi vorremmo essere nei nostri sogni più segreti, quelli fatti ad occhi aperti il pomeriggio sul sofà, no,  signori, ma chi siamo veramente nel fondo più fondo dell’’anima, nelle sue duplici e triplici pieghe nascoste, alla Dorian Gray per intenderci!
Cosa credete che sia? Soltanto un gioco da Luna Park? Uno sciocco, sporco giochetto? No. Questo non è, signori e signore, solo un corridoio di specchi deformanti! È un lucido ponte verso l’ignoto, un invito allo … psico… ritratto! 
Si può dire? Sì, certo, lo si può dire, qui lo si può ben dire e... lo si può fare! Qua dentro. Con modica spesa e sprecando un minimo del vostro tempo prezioso imparerete a guardarvi profondamente negli occhi e estrarne la verità,  rivelarvi, vedervi senza pudore, senza finzione, voi... veramente, e ... senza alcuna paura
Impossibile?Nulla è impossibile a questo mondo con un buon metodo (che siamo pronti, seduta stante, ad insegnarvi) e un po’di buona, sana, precisa  tecnologia: il nostro specchio magico per l’appunto, che semplicemente andrà ora a sondare quello che eufemisticamente ancor oggi è chiamato cuore … tic, tac, il vostro vecchio cuore, per intenderci, oppure psiche, la vostra animuccia adorata, se preferite, insomma la vostra reale, originale e unica identità, fatta di tutti quei bei mattoncini di eredità genetica e di vissuto mescolati insieme, e senza un ma e senza un se tra i piedi, e senza trucchi e abbellimenti vari.
Che dice signore? Un mostro? Dice che magari qualcuno (certo non Lei, s’intende), qualcuno non si sa mai (di questi tempi, poi!) potrebbe trovarsi faccia a faccia con qualcosa di vagamente deforme nello specchio? Un mostriciattolo da 3 D che, sbucatogli dal petto, lo fissa irridente  e sornione, e sghignazza davanti a tutti senza alcun pudore?
Niente paura, niente paura! Le poche o tante sudicie crepe, buchi e cavità che scoprirete addosso al vostro bell’edificio intonacato, che vi scoprirete addosso voglio dire,  la vedrete solo voi. Sicuro! solo voi! Nella privacy più assoluta, intendo: una specie di ecografia privata. E poi, subito dopo,  potrete riprendervi e rilassarvi comodamente in una bella saletta foderata di velluto rosso con un bicchierino di  cognac in mano (o di altro, se preferite) offerto dalla Ditta. 
E via! Una bella scossa forse, ma salutare. 
Perché poi… volete mettere? Ripuliti, ri pu li ti, lucidi, tirati a nuovo, e soprattutto pronti  a  dimenticare! 
A dimenticare nuovamente del tutto. 
Un po’ come dopo un vecchio elettrochoc se si vuole, ma assolutamente senza dolore e brutte conseguenze. Un lifting, ecco! Come dopo un bel lifting! Un tuffo a picco nel proprio sudicio sé e poi di nuovo su, in alto,  verso le stelle! 
Meglio dell’ottovolante, signori e signore, molto ma molto meglio!

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"... Ed era poi quella la verità? No, neppur quella. La verità:uno specchio che per sé non vede, e in cui ciascuno mira a sé stesso, com'egli però si crede, qual'egli s'immagina che sia.
Orbene, ella aveva orrore di quello specchio, dove l'immagine della propria anima, nuda d'ogni finzione necessaria, per forza doveva anche apparirle priva d'ogni lume di ragione."
( da "Suo marito" di Luigi Pirandello  1911)