Translate

domenica 4 agosto 2013

E' lo strappo che forma l'immagine (da Colette)




Noi siamo legati da un'immagine ai beni svaniti, ma è lo strappo che forma l'immagine, raccoglie, annoda il mazzo. Che mi sarebbe rimasto dei Monts-Boucons se M.Willy non me li avesse tolti? Meno, forse, di quanto non abbia di loro oggi. Come di ogni amore perduto in boccio ho detto " Potrò vivere senza i Monts-Boucons?" E poi... ho appuntato prima sul mio seno, più tardi alla mia parete, un mazzo di foglie gialle frammiste a ciliege quasi candite dalle feroci estati franco-contesi, di grappoli di vespe intorpidite che l'alba risucchiava a sciami dai loro possenti nidi sotterranei; un pennacchio di piume maculate, le penne dei miei cinque astori cacciatori di serpenti e di lucertole, appollaiati, insolenti, sul cotogno più piccolo. Sostenevano il mio sguardo e il mio approccio, poi schiudevano nell'aria una grande ruota d'ali ... Tale è il mio ricordo dei Monts-Boucons. Prima, nulla aveva contato veramente all'infuori della Puisaye natia.                                  
 Il mio mazzo di Puisaye è il giunco granulato, alte canne a fiori rosa piantate diritte nell'acqua sul loro riflesso capovolto; la sorba e la nespola, che  il sole non matura, ma che novembre rende tenere; è la castagna d'acqua a quattro corna, con la sua farina dal sapore di lenticchia e di tinca; è l'erica rossa, rosa, bianca, che cresce in una terra leggera come la cenere di betulla. E' la tifa della palude dal pelo di castorino e, per legare il tutto, la biscia che attraversa gli stagni a nuoto col piccolo mento a pelo d'acqua. Né piede, né mano, né bufera hanno cancellato in me il fertile acquitrino natale dispiegato attorno agli stagni. La sua messe di canne alte, falciate ogni anno, non disseccava mai del tutto prima di venir intrecciata grossolanamente in tappeti. La mia camera di adolescente non aveva, sul freddo pavimento rosso,  altro conforto, altro profumo che quella stuoia di canne. Verde odore paludoso, febbre degli stagni, ammessa al nostro focolare come una tenera bestia dall'alito selvaggio, io vi stringo ancora a me, fra il guanciale e la gota, e abbiamo un solo respiro.

                           
 COLETTE ( da "Il mio noviziato";Bompiani; traduzione di Maurizio Andolfato)