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giovedì 16 febbraio 2012

Astratte Associazioni: Farid Ad-Din Attar & l'upupa




"Gli uccelli della terra, inquieti per il caos imperante nel mondo, si ritrovarono per eleggere un re, una guida che potesse aiutarli a riconquistare la perduta armonia. Ma il cammino per arrivare da lui è ignoto e il viaggio si prevede lungo e misterioso...
L'upupa, che nel Corano è la messaggera del re Salomone, li esorta a partire con lei alla ricerca del Simorgh, legittimo re di tutti gli uccelli del creato.
Gli uccelli allora esitano...-Perché rischiare?- si domandano -Perché abbandonare la tranquilla felicità quotidiana?-....
"E' questo l'inizio del famosissimo "Mantiq-at-tayr" ovvero "La conferenza degli uccelli" poema allegorico in forma fiabesca del grande poeta medioevale persiano Farid Ad-Din Attar,mistico sufi.
"... E finalmente il viaggio verso il Simurgh, così a lungo annunciato dall'upupa, prese inizio. Centomila uccelli viaggiarono per anni attraversando valli e montagne, percorrendo gli spazi astrali, consumando gran parte della loro esistenza nella ricerca interminabile.Molti volatili annegarono in mare, molti furono uccisi dal terrore, molti perirono sulle cime delle alte montagne , molti ebbero le ali bruciate dal caldo del sole e il cuore calcinato come carne alla griglia. Altri furono divorati dai leoni e dalle pantere che infestavano le strade: altri morirono di sete con la gola riarsa nei deserti; altri si uccisero follemente per il possesso di un chicco di miglio; altri si ammalarono e furono abbandonati lungo la via; altri ancora si arrestarono a contemplare i fenomeni dell'universo.Gli uccelli che avevano iniziato il viaggio riempivano il mondo con il frastuono colorato delle loro ali, e ora di tutta quella folla non restavano che trenta uccelli, invecchiati, affaticati ed abbattuti, col cuore spezzato, l'animo accasciato, senza più penne, quasi senza corpo.
Un giorno i trenta uccelli arrivarono alla corte del Simurgh.
Un araldo venne a riceverli, e aprì le porte del palazzo. Quindi sollevò settantamila veli, e in quell'istante la luce del sole rifulse su di loro.Gli uccelli si spogliarono di ogni aspetto terreno: le anime si annullarono completamente, i corpi arsero fino a ridursi in mucchietti di cenere. Un ignoto stupore rapì le loro menti e tutto quanto in passato avevano vissuto o non vissuto venne rimosso dal cuore.
Finalmente i raggi del sole di Dio "...vennero riflessi nello specchio delle loro anime. Nell'immagine del volto del Simurgh contemplarono il mondo, e dal mondo videro emergere l'immagine del Simurgh. Osservando più attentamente si accorsero che i trenta uccelli altri non erano che Simurgh, e che Simurgh era i trenta uccelli... infatti, volgendo nuovamente lo sguardo verso Simurgh, videro i trenta uccelli e, guardando ancora sé stessi, videro Lui. O meraviglia, questo era quello e quello era questo!..."
Cosa era avvenuto? Il grande sogno di ogni mistico si era realizzato sul trono di quella corte fantastica ? In quello specchio, il riflesso, l'ombra divina - che noi siamo - si era trasformata in luce divna? L'uomo era diventato identico a Dio, e Dio identico all'uomo? L'unione aveva finalmente trionfato sulla separazione? L'universo che ci era sempre parso dominato dal gioco delle apparenze, rivelava in ogni luogo l'iridiscenza del Simurgh?
Pensieri come questi o simili a questi dovettero attraversare la mente dei trenta uccelli . Sgomenti e confusi, rimasero a pensare: pensarono senza pensieri, e poi interrogarono senza parole il Simurgh, chiedendo spiegazione di questo assoluto mistero, dove il "voi" e il "tu" apparivano uniti.
Senza parole rispose non l'araldo o il messaggero, ma l'essenza stessa di Dio, il suo ultimo volto di luce e di tenebra,nascosto dietro l'ultimo velo.'Attar ci ha conservato questa risposta: la risposta, crudele e benigna, ironica e mite, di Dio a qualsiasi uomo tenti di avvicinarsi al suo segreto. Tutto il viaggio che i centomila uccelli avevano compiuto, quelle valli o stazioni attraverso le quali erano avanzati , quelle montagne, deserti, oceani e astri che avevano valicato, quelle morti penose durante la strada, quei trenta corpi senz'ali, non erano stati che illusione. Essi non erano mai usciti dal cuore - lo specchio in cui Dio si riflette ; e in quello specchio immensamente più grande che ora si era aperto alla corte dei cieli, non avevano visto che la pura immagine divina di sé stessi. Non avevano visto il Simurgh.
Noi non possiamo conoscerlo: "Chi mai potrà spingere il suo sguardo fino a Noi? Quando mai una formica potrà contemplare le Pleiadi o sollevare un'incudine?". " Non sai - Egli aveva detto un'altra volta - che l'incapacità di comprendere è comprensione? Quindi ti basti avere della nostra Presenza la fortuna di sapere che sei escluso da lei, incapace di guardare la nostra Maestà e la nostra bellezza."
Così il sogno di trovare nell'uomo la stessa sostanza di Dio venne deriso dalla sommità dell'altissimo trono; e la ricerca mistica di 'Attar sembra concludersi con un fallimento grandioso.
Ma la parola del Simurgh è sovranamente ambigua, come la sua coda dai mille colori .
Ecco che, proprio alla fine, mentre il libro sta per chiudersi su questa disperazione definitiva, Egli annuncia la speranza aperta a tutti gli uccelli: "Annullatevi in Noi, nella gloria eterna, e in Noi troverete la porta di voi stessi!"
Gli uccelli ascoltarono queste parole . Di essi non rimase nemmeno un mucchio di cenere; nemmeno un pensiero o una sensazione o un sentimento. Si annullarono eternamente: si persero nel Simurgh, dimenticando persino di essersi perduti; e la loro ombra si dissolse nel sole.

Così la grande metafora affacciata all'inizio del poema si dispiegò completamente, in tutta la sua complessità di significati. Nella perdita di ogni qualità umana, la luce aveva definitivamente trionfato sull'ombra.Tutto, ormai, era luce. Gli uccelli erano usciti dal riflesso, dallo specchio, dal cuore, a cui sembravano condannati. Avevano varcato la soglia dell'illusione . Senza diventare Dio o conoscere il suo segreto, avevano raggiunto l'unione tanto sognata. La dualità era scomparsa dall'universo. Non c'era più divisione o separazione. Non esisteva altro che l'Unico.
Cosa accadesse lassù, nella valle dell'annullamento, è impossibile raccontare.
Come trenta gocce, gli uccelli si erano persi nel mare del mistero; e noi non riusciamo nemmeno a riconoscere quelle gocce - l'upupa, la pernice, l'usignolo, l'airone che una volta avevano dimorato sul lido del nostro oceano...
Forse, qualcuno di loro avrebbe potuto dire:"In verità non so nulla , non so nè questo nè quello. Mi sono innamorato, ma ignoro di chi. Dell'amore che mi governa io neppure ho coscienza, il mio cuore trabocca di passione ed è... vuoto".

(dalla "Luce della notte" di Pietro Citati)


Sul misticismo e sugli uccelli, ecco i video di approfondimento:




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