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lunedì 17 ottobre 2011

Piccolo Retablo erotico personale

Eugene de Blaas: "The Water"



Roland Barthes per iniziare ad analizzare:
“Oltre all’accoppiamento (e al diavolo l’immaginazione!), vi è quest’altro abbraccio, che è una stretta immobile: siamo ammaliati, stregati: siamo nel sonno, senza dormire; siamo nella voluttà infantile dell’addormentamento: è il momento delle storie raccontate, della voce che giunge a ipnotizzarmi, a straniarmi, è il ritorno alla madre. In quest’incesto rinnovato, tutto rimane sospeso: il tempo, la legge, la proibizione: niente si esaurisce, niente si desidera: tutti i desideri sono aboliti perché sembrano essere definitivamente appagati. Tuttavia, nel mezzo di questo abbraccio infantile, il genitale si fa sentire; esso viene a spezzare l’indistinta sensualità dell’abbraccio incestuoso; la logica del desiderio si mette in marcia, riemerge il voler prendere, l’adulto si sovrappone al bambino e, a questo punto, io sono contemporaneamente i due soggetti in uno: io voglio la maternità e la genitalità (L’innamorato potrebbe definirsi un bambino col membro eretto: tale era il giovane Eros)”

Caravaggio: "Amor vincit omnia"

Già… lupus in fabula… Eros, il Dio che si venera, oggi, soltanto nei musei (qualcuno avrà poi spiegato chi era realmente questo tizio ai nostri liceali?) Eros…
“Di nuovo Eros che spezza le membra mi sconvolge, / dolceamara, invincibile creatura…” grida Saffo e poi cede ad un frantumato lamento che non è solo dolore e rimpianto ma perversa voluttà di ricreare, nel ricordo,il piacere perduto:
“ … che bei momenti abbiamo vissuto/ con molte corone di viole/ e di rose…/ e accanto a me posavi il tuo capo/ e molte ghirlande di fiori/ intrecciate attorno al collo delicato … / … e di unguento profumato,/ di brentio … / cospargevi i capelli e di reale … / e su di un letto morbido/ la delicata … / placavi il desiderio…”


Fernand Khnopff: "Des caresses"

Antichissimo vizio erotico oltre che sentimentale, dunque questo,(al diavolo- direbbe Barthes - le presunte innumerevoli colpe del Romanticismo in materia!) e che, molto, molto spesso appaga più del più completo appagamento sessuale.
2600 anni dopo, infatti, Costantinos Kavafis ci… mi gratifica dello stesso sottile erotismo vissuto come ricordo:
“Corpo, ricorda non solo quanto sei stato amato/ non solo i letti dove hai giaciuto/ ma i desideri, anche,/ brillanti, chiari per te negli occhi/ che tremavano nella voce – da qualche/ ostacolo casualmente impediti./ Ora che tutto ormai è nel passato, pare/ che in qualche modo a quei desideri/ tu avessi ceduto – come brillavano,/ ricordalo, negli occhi su di te fissi;/ e nella voce, come tremavano per te, ricorda, corpo.”
E ancora: “Mirra e delizia della vita m’è il ricordo delle ore/ in cui trovai la voluttà come la desideravo/ e la trattenni forte. Mirra e delizia della vita/ a me che disdegnavo ogni piacere dei consueti amori.”
Poi, o meglio “prima” (cronologicamente), c’è, per me, Verlaine che, con toni e ritmi svariati e sempre impeccabili, alterna, in materia, molte delle sue tante anime: la patetica, la francamente oscena, calda e succosa alla Villon, alla Rabelais, la cinica molto o vagamente birichina, in cui da bravo decadente arriva a godere del rimpianto di un passato addirittura non vissuto:
“Come un volo strepitoso di uccelli eccitati/ su di me s’abbattono tutti i miei ricordi,/ s’abbattono sul fogliame giallo del mio cuore/ che rimira il suo tronco piegato d’ontano/ nello specchio viola dell’acqua dei Rimpianti…”
“Cosce grosse ma affusolate/ tenere e ferme di sotto,/ sopra sode eppure dolci, / muscolose e pienotte/ così buone da baciare/ di là da dove si partono/ bianche più di una rosa tea,/ dei pensieri la miglior parte…”
“Bruna ancora non avuta/ io ti voglio quasi nuda/ sopra un sofà tutto nero/ in un boudoir tutto giallo, / come s’usava nell’anno/ milleottocentotrenta…”

Manet: "Olympia"

Segue Garcia Lorca, signore assoluto dei miei più vividi sogni tenebrosi:
“… La sera folle di fichi/ e di caldi rumori/ cade svenuta sulle cosce/ ferite dei cavalieri./ E angeli neri volavano/ nel vento d’occidente./Angeli con lunghe trecce/ e cuori d’olio d’oliva.”
“La sua luna di pergamena/ Bella suonando viene/ S’è levato vedendola/ il vento che mai non dorme./ San Cristobalòn nudo,/ pieno di lingue celesti,/ guarda la bambina che suona/ una dolce piva assente./ Ragazza, lascia che alzi/ il tuo vestito per vederti/Apri alle mie dita vecchie/ la rosa azzurra del tuo ventre./ Bella getta il tamburello/ e corre senza fermarsi./ Il vento maschio l’ insegue/ con una spada calda./ Il mare aggrinza il suo rumore./ Gli olivi impallidiscono./ Cantano i flauti di penombra/ e il liscio gong della neve./ Bella, corri, Bella/ che il vento ti prende, il vento satiro!/ Guardalo da dove viene!/ Satiro di stelle basse/ con le sue lingue lucenti…”


Klimt: "Adamo e Eva" (particolare)


Poi, ecco irrompe Whitman, come una sferzata d’aria pura e cantando il futuro e abbracciando le schiere di quelli che lo amano e lo abbracciano e lo ameranno e lo abbracceranno in futuro, nei secoli che seguiranno (e io, tra loro), spudoratamente canta “il corpo elettrico”…
Walt Whitman, fulvo e leonino come un Giove Pluvio, come Wotan in persona che discenda dal cielo ed inceda sull’erba, che, all’ottavo verso tuona: ”E se il corpo non fosse l’anima, l’anima cosa sarebbe?”E poi ancora canta con toni mitici e ritmo incalzante la forma femminile, dalla quale “… un nembo divino esala dal capo ai piedi/ attrae con una fiera, irresistibile attrazione…”:
“ Io sono spinto dal suo respiro come se non fossi niente, più che un vapore indifeso, tutto scompare fuorché noi due,/ libri, arte, religione, tempo, la terra solida e visibile, e ciò che ci si aspettava dal cielo o si temeva dall’inferno, ora sono consumati,/ folli filamenti, ingovernabili germogli che ne promanano, altrettanto ingovernabile la reazione,/ capelli, petto, fianchi, gambe, che si piegano, mani che cadono in negligente abbandono, come le mie/ riflusso colpito dal flusso e flusso colpito dal riflusso,/ carne d’amore che inturgidisce e fa dolcemente male,/ getti d’amore senza limiti, caldi ed enormi, tremante gelatina d’amore, biancofiorito, delirante succo,/ notte d’amore dello sposo che dura sicura e dolce sino all’alba prostrata,/che ondeggia fino al giorno compiacente e docile, / perduta nella fessura del giorno che abbraccia ed ha tenera la carne./ Questo è il nucleo – dopo che il bambino è nato di donna, l’uomo è nato di donna,/ questo è il bagno della nascita, questo è il fondersi di piccolo e grande, e lo sbocco di nuovo./ Non vergognatevi, donne, il vostro privilegio racchiude il resto ed è l’esito del resto,/ voi siete i cancelli del corpo, voi siete i cancelli dell’anima…”


Gustav Vigeland: "Kos"


Col nuovo secolo che giunge, Lawrence gli fa eco e, in “ Lei mi diceva proprio così”, scolpisce l’uomo in amore - sé stesso ed insieme, l’archetipo eterno – nelle parole vere o presunte di una donna, la sua più amata amante, Frieda Weekley:
“… Perché ti vergogni?/ Quel pezzetto di torace che esce/ dall’apertura della camicia, perché/ lo copri? Perché non dovrebbero le tue gambe, le tue buone, forti cosce essere/ ruvide, piene di peli? Io sono/contenta che siano così./ Tu sei timido, sciocco, tu sciocca,/ timida cosa. Gli uomini sono le più timide delle creature, non usciranno mai dai loro/ rifugi. Come un serpente che scivola nel suo letto di foglie morte, tu ti affretti dentro/ i tuoi vestiti. E a me piaci così!/ Diritto e netto e tutto d’un pezzo e il corpo/ dell’uomo, uno strumento così, una picca, come una spada, e come un treno, una gioia/ per me!” Così lei appoggiava le sue mani/ e le premeva sotto i miei fianchi/ così io cominciavo a meravigliarmi/ di me stesso , a chiedermi che cosa ero./ Lei mi diceva:” Che strumento il tuo corpo!/ Singolo, perfettamente distinguibile/ da ogni altro. Che utensile nelle mani del Signore! Soltanto Dio poteva/ portarlo al compimento della sua forma./E come se la sua presa, lavorandoti,/ ti avesse scavato, scavato/ questa scanalatura nei tuoi fianchi,/ impugnato sotto il petto e portato/ all’essenza della tua forma/ più sottile di un vecchio, dolce, consumato/ archetto di violino./ ….”“… Ma, qui, ora,/ è gioia che sento/ Dio sa che cosa sento, ma è/ gioia. Guarda, tu sei netto, ben fatto, unico:/ io ti ammiro così, sei bello,: questa netta/ curva dei tuoi fianchi, questa fermezza, questa/ secca modellatura./Vorrei morire piuttosto che avergli fatto/ del male con uno sfregio./ Desidero afferrarti come il pugno/ del Signore, ed averti…”
Ecco, grazie all’artificio retorico di questo visionario che fu anche grande scrittore e poeta (Lawrence), nel mio teatrino erotico personale irrompe il punto di vista femminile e mi porta a sviscerare un aspetto poco dibattuto dell’erotismo, ma essenziale per una donna quale io sono: il fatto che, dopo Saffo, che del resto, a parte il leggendario amore senile per Faone (di cui non resta frammento), era notoriamente lesbica, dopo Saffo, dicevo… c’è il vuoto.


Bernini: "Estasi di S.Teresa" (particolare)


L’immaginario erotico femminile per secoli si è nutrito di riflesso dell’immaginario erotico maschile: le donne hanno imparato a godere - ed anche molto - del godimento da loro stesse suscitato nell’uomo e di tutti i relativi apparati e corollari di esso, a cominciare dalla loro stesso corpo via, via dipinto, descritto, cantato, mitizzato, demonizzato, eccetera, eccetera, fino alle vesti, agli orpelli, ai complementi che lo abbellivano, per i quali l’uomo amava manifestare interesse feticistico.
Questo compiacente identificarsi con la rappresentazione erotica del proprio stesso corpo esposto è una caratteristica culturale squisitamente femminile (che conduce al narcisismo ma non nasconde necessariamente tendenze omossessuali come troppo spesso si tende a credere, oggi).
Quando poi le donne cominciarono finalmente a poter far sentire la loro voce e a lasciare testimonianza in forma per lo più poetica e pittorica, si era nel cinquecento e dominava il petrarchismo, in letteratura, il soggetto religioso,in pittura.
A parte qualche rarissima eccezione che riesce a sconfinare in territori proibiti: la Gentileschi coll’evidente sadismo erotico delle sue teste tagliate, Gaspara Stampa con alcuni versi, ove il focoso temperamento le prende la mano per scardinarne il sentimentalismo ed i preziosi equilibri del verso rinascimentale (”Arsi, piansi, cantai; piango, ardo e canto/ Piangerò, arderò, canterò sempre!”), si deve arrivare all’ottocento, nel cuore stesso del Romanticismo, nel tempo in cui solo il più trito sentimentalismo poteva far perdonare, in una donna, la pericolosa potenzialità della manifestazione artistica, per trovare una voce femminile in cui riconoscerci, una voce che parla per noi tutte, mute da secoli, e freme di intensa, devastante pulsione erotica; la voce di Emily Dickinson:
“Notti selvagge - notti selvagge!/ Se fossi con te/ queste notti selvagge sarebbero/ la nostra voluttà!/ Futili - i venti -/ per un cuore in porto :/ niente più bussola,/ niente più carta!/ Vogare nell'Eden -/ Ah! il mare!/ Se potessi ancorarmi/ stanotte in te!”
“Mio per la legge della candida scelta!/ Mio per sigillo regale!/ Mio per il segno della rossa prigione/ che le sbarre non celano!/ Mio qui, nella visione e nel divieto!/ Mio per l’abrogazione della tomba./ Confermato, intestato,/ delirante contratto!/Mio mentre fuggono le epoche!”
E’ ormai assodato che i vittoriani, molti vittoriani almeno, acuirono allo spasimo le loro percezioni erotiche a causa della situazione repressiva del tempo, ma è altrettanto certo che questa donna, questa poetessa che visse, isolata, una vita solitaria nella più sperduta provincia americana, esprime forse per la prima volta la forza e l’originalità dell’erotismo al femminile.


Joanna Chrobak:"Notturno"


Dopo, io scelgo Colette: sensuale, leggera, ironica, cinica e scatenata nella sua scrittura sciolta e dirompente, la sua – grande – scrittura che, secondo i detrattori e gli invidiosi, “sapeva di sperma” ( leggete “Cherì”, leggete il superbo cameo della Bella Otero, ormai vecchia, in “Il mio noviziato”!)
Scelgo lo stanco disincanto erotico della Sagan (oggi completamente fuori moda) e Angela Carter soprattutto, la sarcastica cuciniera di favole, una delle poche che abbia interpretato al femminile l’inconscio, il corpo, l’erotismo, la sessualità:
“… la bambina scoppiò a ridere, sapeva di non essere il bocconcino di nessuno. Gli rise in faccia, gli sfilò la camicia e la gettò nel fuoco, tra le ceneri dei suoi stessi vestiti. Le fiamme danzavano come anime morte nella notte di Santa Valpurga e le vecchie ossa, sotto il letto, presero ad agitarsi e a far rumore, ma la bambina non ci badò.Incarnazione del carnivoro il lupo si sazia solo di carne innocente.Lei gli permetterà di appoggiarle l’orrido capo sul suo grembo e gli pulirà il pelo dalle pulci, ubbidendo al comando, come in una notte di nozze tra selvaggi.La tormenta si placherà.E si placò. La tormenta, lasciando le montagne sporche di neve, come se una massaia cieca vi avesse disteso sopra i lenzuoli, e i rami alti dei pini duri di calce bianca, scricchiolanti, carichi di neve.Luce di neve e di luna, una confusione di impronte sul terreno.E quiete, tantissima quiete.E’ mezzanotte; l’orologio batte le ore. E’ Natale, il giorno dei lupi mannari; la porta del solstizio è spalancata; che ci sprofondino pure tutti quanti dentro! Guardate come dorme tranquilla nel letto della nonna, tra le braccia amorevoli del suo lupo”

Gustave Doré: "Cappuccetto rosso"


E poi? Poi, le donne hanno ormai imparato faticosamente a muoversi e ad esprimersi su questo affascinante terreno minato, ma troppo spesso ricalcano l’antico modello passivo -riflessivo o, all’esatto opposto, scrivono in materia, così come oggi si usa schiamazzare come reclute in libera uscita, davanti a culturisti che si spogliano la sera dell’8 marzo.
Del resto, in un epoca storica come la nostra, in cui si susseguono i proclami che annunciano morti eclatanti: della Natura, di Dio, della religione, del marxismo, del capitalismo, della storia, persino del calcio inteso come sport, la morte dell’erotismo è sotto gli occhi di tutti, la mercificazione consumistica del sesso incombe, la generale, deprimente tendenza al nudismo, è ormai un fenomeno sociologicamente accertato e, dulcis in fundo Barthes ci ricorda che ”…il tributo morale decretato dalla società per tutte le trasgressioni, colpisce oggi la passione più ancora del sesso...”
E tuttavia io credo che l’erotismo che piace alle donne sia ancora quello passionale.

Leonor Fini: "Sfinge su fondo arancione"

Chi mi ha seguito fin qui merita un premio, una poesia di tutto rispetto e scelgo quella di una poetessa americana della mia generazione.
Erika Jong, ai tempi ormai mitici dei figli dei fiori e sotto l'influsso, credo, del grande vecchio del sesso, Henry Miller, produsse poesia dionisiaca, nel solco di quella, grandissima, di Lawrence e di Whitman:
“Questo è il lungo tunnel del desiderio./ Ha le pareti umide di baci/ umide & rosse come la tua bocca profonda,/ piene & succose come la tua lingua avida,/ calde come la tua pancia contro la mia/, profonde come il tuo ombelico dolce,/ morbide come il tuo uccello sopito che si sveglia, / strette come le tue gambe che avvolgono le mie,/ dritte come le dita dei piedi puntate verso il letto/ mentre sali sopra di me & affondi il cazzo duro/ nel lungo tunnel del mio desiderio,/ seminando sogni & speranze insopportabili,/ ricordi del futuro,/ visioni chiare del passato tortuoso;/ mi insegni a vivere nel tempo presente/ con il trapassato prossimo e il futuro incerto/ improvvisamente certo per certo/ nel lungo tunnel del mio vecchio desiderio/ che prima finiva sempre/ e adesso comincia & comincia ancora/ con te, con te, con te.”

Klimt: "Bacio"

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