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domenica 29 novembre 2009

In un mondo di carta: VI



Gran Spettacolo illusionista
diretto dal mago Fantomas
che appare & scompare

-La rappresentazione è sospesa.
Riprenderà in data da stabilirsi -
(se riprenderà)




Depongo tutti gli oggetti
nello specchio stregato
dell’armadio angolare:
Vi entra una camera “800
con cuscini stupiti & cassapanca,
una casa & un gatto di campagna,
ricami di voci, una città con torri
& piazze degradanti verso il centro
del cuore.
Vi entra un amore a doppio fondo,
un incantesimo maldestro,
un impermeabile trasparente,
azzurro, da turista,
un niente
che scintilla
sul fondo
del fiume.

venerdì 27 novembre 2009

Astratte Associazioni : "Miti sull'origine del mondo" 1




Ebrei (Genesi):

"In principio Dio creò il cielo e la terra.
La terra era una massa senza forma e vuota; le tenebre ricoprivano l’abisso, e sulle acque aleggiava lo Spirito di Dio.
Iddio allora disse: “Sia la luce”: e la luce fu.
Dio vide che la luce era bella e separò la luce dalle tenebre.Dio chiamò la luce, Giorno e le tenebre, Notte.
Poi disse:-La terra si copra di verde, produca piante e ogni genere di albero da frutta-. E così avvenne.
E disse: -Le acque producano animali che guizzino, il cielo gli uccelli che volino, la terra,varie specie di animali...- E così avvenne.
Dio disse ancora: -Facciamo l’uomo e sia simile a noi... a nostra immagine-
Dio creò l’uomo simile a sé, lo creò a immagine di Dio, maschio e femmina li creò.
Dio vide che tutto quello che aveva fatto era davvero molto bello.
E iI settimo giorno, terminata la sua opera, si riposò.”



Indù (Rig-Veda):

“Non v’era allora né l’essere né il non essere, non v’era né l’aria, né il cielo di sopra.
Che cosa dunque esisteva? E dove? Sotto la guida di chi?
Era forse l’abisso inscandagliabile delle acque?
Non v’era allora né morte né non morte; né alcuna separazione tra giorno e notte.
Senza fiato respirava l’Uno per forza propria. Nulla all’infuori di lui esisteva, e nient’altro!
Regnavano alle origini le tenebre ricoperte dalle tenebre, quest’universo altro non era che onda indistinta.
Fu allora che, per forza del Karma (l’Ardore primordiale), l’Uno stesso nacque, vacuo principio ricoperto di vacuità”.



Egizi:


"All’inizio c’erano solo le acque del caos, sovrastate dal buio e dal silenzio.
Otto creature con la testa di rana, i maschi, e di serpente, le femmine, nuotavano nelle acque del caos, prima della creazione.
Queste creature si fusero, formando il Grande Uovo.
Dopo un tempo lunghissimo, il guscio si ruppe ed apparve il Creatore, padre e madre di tutte le cose, fonte di ogni vita... il dio Sole.
Le due metà del guscio separarono le acque del caos ed il Creatore le face diventare il mondo.
Mentre giaceva nell’abisso delle acque, il Creatore si sentiva molto solo e voleva abitare con altri esseri il nuovo mondo. Così i pensieri del Creatore divennero gli dei e tutte le altre cose del mondo e le sue parole diedero vita alla terra




Babilonesi:
"Una volta non c’erano né cielo né terra. Dèi capricciosi e draghi mostruosi abitavano l’universo vuoto e nero.
Il più forte e generoso fra tutti gli dèi era Marduk, il guerriero. Una lunga spada pendeva dal suo fianco e le sue mani stringevano fasci di fulmini che squarciavano le tenebre con bagliori accecanti.
Un giorno Marduk incontrò sulla sua strada un drago dall’aspetto terribile. Il mostro sconosciuto aveva grandi ali, piumate e scintillanti di metalli preziosi; dalle sue fauci spalancate e irte di denti usciva un ruggito sordo e minaccioso.
- Chi sei e che cosa vuoi da me?- chiese Marduk al mostro che gli sbarrava la strada.
-Il mio nome è Tiamat- rispose l’orribile bestia - E voglio te, Marduk. Non riuscirai a vincere Tiamat, il drago degli abissi!-
Mardùk non rispose. In silenzio raccolse il suo coraggio per superare la terribile prova che lo attendeva.
All’improvviso, il mostro spiccò un gran balzo verso Marduk, il quale però non si fece sorprendere.Rapido, gli lanciò contro una rete di luce che fermò il mostro a mezz’aria impigliandolo fra mille sprazzi luminosi.
Un ruggito assordante squarciò l’universo.Tiamat schiumava di rabbia tentando di liberarsi dalla rete di luce.
Marduk sguainò la lunga spada e squarciò il mostro in due. Poi, appese la schiena del mostro che era maculata, in alto, perché diventasse il cielo con le stelle, e poggiò un piede sul ventre del mostro, che divenne la terra con i fiumi e gli oceani."



GrecI (Esiodo):
"All’inizio c’era il Caos, il grande abisso vuoto.
Dal Caos emerse Eurìnome, la ballerina. Aveva tan­tissima voglia di danzare, ma nessuna superficie sulla quale poggiare i piedi.
Per questa ragione decise di dividere il Cielo dal ma­re e cominciò a volteggiare sulle onde, fino a creare un vortice intorno al proprio corpo.
Da questo vortice nacque Borea, il freddo vento del nord. Egli divenne sempre più impetuoso. Eurìnome allora lo afferrò e lo strizzò come fosse uno straccio e lo trasformò in un serpente a cui det­te il nome di Ofione.
Dall’unione di Eurìnome e di Ofione nacque l’Uovo Universale.
Ofione si arrotolò sette volte intorno al gigantesco Uovo, finché questo si schiuse.e,da esso, uscirono tutte le meraviglie del creato.
Poi Eurinome e Qfione si stabilirono in una reggia sul Monte Olimpo.
Ofione disse:-Spetta a me sedere sul trono, perché io sono il creatore dell’universo!
Eurinome, furibonda, urlò:-Come osi, rettile? Senza di me non saresti stato nulla.Io devo sedermi sul trono e governare su tutto!-
Vi fu allora una violenta lotta tra i due: Eurinome, con un calcio, fece cadere tutti i denti di Ofione e, a contatto con la terra, i denti del serpente, ad uno ad uno,si trasformarono in esseri umani.
E iI primo di questi primi uomini si alzò da terra e si chiamò Pelasgo"




Fenici:
"E, all’inizio, vi fu solo un caos oscuro e ventoso.
Questi ciechi venti si accavallarono uno sull’altro, formando una specie di nodo d’amore la cui natura era il desiderio.
Durante un’eternità di tempo, Desiderio precipitò nel fango acquoso che si chiamava Mot.
Fu Mot che generò gli esseri viventi, semplici creature senza coscienza di sé stesse. ed esse, a loro volta, generarono creature più complesse... E così via...
Queste creature contemplavano il cielo e videro che Mot era a forma di uovo e vi videro in alto il sole, la luna, le stelle ed i pianeti."

Cinesi :


"All’inizio déi tempi, c’era solo l’oscu­rità: il mondo era un gigantesco uo­vo che conteneva il caos.
Dentro l’uovo dormiva e cresceva il gi­gante Panku, che un giorno improvvisamente si svegliò e ruppe il guscio; il contenuto più leggero salì in alto e formò il cielo; quello più pesante scese in basso e diventò la Terra.
Per migliaia di anni Panku, temendo che i due elementi potessero riunir­si, li tenne separati spingendo in su il cielo con la testa e schiacciando la Terra con i piedi.
Quando, soddisfatto del suo lavoro, Panku morì, il respiro si trasformò in vento, la voce in tuono, l’occhio sini­stro divenne il Sole e il destro formò la Luna, mentre le sue braccia diven­tarono montagne, le sue vene sen­tieri e strade, i suoi capelli le stelle del cielo, la sua carne terreno per i campi e il suo sudore si trasformò in pioggia e rugiada.
Così il gigante Panku creò il mondo."


Indiani del Nord America:
"Prima della creazione del mondo, Manitu, l’antenato della sacra pipa, vagava su una distesa di acque gridando e digiunando, in cerca del luogo dove sarebbe sorta la terra.
Chiamò a raccolta le creature che già esistevano e la tartaruga riuscì ad individuare la Terra sotto le acque cosmiche.
Manitu seccò la creta con la sua pipa e creò così il mondo... lo rese cioè visibile."
(Per gli indiani fumare la pipa significava dunque ri-creare il mondo, in una cerimonia di rigenerazione.)


Indiani Yakima:
"Agli inizi del mondo c’era solo acqua. Whee-me-me-owan, il Grande Capo Lassù, viveva su nel cielo tutto solo.
Quando decise di fare il mondo, venne giù in luoghi dove l’acqua è poco profonda e cominciò a tirar su grandi manciate di fango che divennero la terraferma. Fece un mucchio di fango altissimo che per il gelo divenne duro e si trasformò in montagne. Quando cadde la pioggia, questa si trasformò in ghiaccio e neve sulla cima delle montagne.Un po’ di quel fango indurì e divenne roccia.
Il Grande Capo Lassù fece crescere gli alberi sulla terra, ed anche radici e bacche. Con una palla di fango fece un uomo e gli disse di prendere i pesci nell’acqua, i daini e l’altra selvaggi­na nelle foreste.
Quando l’uomo divenne malinconico, il Grande Capo Lassù fece una donna affinché fosse la sua compagna e le insegnò a preparare le pelli, a lavora­re cortecce e radici e a fare cesti con quelle. Le insegnò quali bacche usare per cibo e come rac­coglierle e seccarle. Le insegnò come cucinare il sal­mone e la cacciagione che l’uomo portava."


Indiani Maya:
"Mille e mille anni fa il mondo era vuoto. Non c’era alcun uomo, né un solo animale, né pietre, né erbe, né alberi; solo il cielo ed il mare esistevano.
Tepeu e Gucumatz, il dio creatore e il dio formato-re, decisero di creare la terra e il sole e, in un attimo, dalla nebbia scaturirono montagne e boschi.
Tepeu e Gucumatz crearono poi gli animali e ad ognuno di essi assegnarono una casa: chi viveva tra i cespugli, chi sugli alberi, chi nelle buche del terreno.
Poi i due dèi si rivolsero agli animali dicendo:-Parlate, gridate e cantate i nostri nomi!-
Gli animali gridavano, ululavano... ma non riuscivano a pronunciare i loro nomi.
-Così non va - dissero Tepeu e Gucumatz.
E provarono allora a creare l’uomo. Lo fecero di fango, ma subito videro che non andava bene. L’uomo non aveva forza, cadeva giù molte è la testa non stava su.
Allora i due dèi dissero: -Proviamo a scolpire l’uomo nel legno!-
I fantocci di legno assomigliavano all’uomo, ma non avevano anima e neppure cervello.
Tepeu e Gucumatz erano sconsolati: la creazione dell’uomo era proprio difficile.
Ma ecco avvicinarsi quattro animali: l gatto, il coyote, il pappagallo e il corvo...
Essi portarono ai due creatori una pannocchia matura di mais.Tepeu e Gucumatz presero la pannocchia e macinarono i chicchi con una pietra; poi impastarono la farina con l’acqua del mare e crearono i muscoli e la forza dell’uomo.
Finalmente la loro opera era perfetta. L’uomo aveva anima e cervello e cantava lodi a Tepeu e Gucumatz, creatori del cielo e della terra."



Il riflesso sul lago di Kaman
mosso da un gelo pittoresco e inesatto
piega gli elementi in un comune respiro e sposta le nuvole
da pezzi di sereno a grappoli uniti all'Europa centrale
dove Geografia rimprovera meridiani
calca sull'equatore quale leader incontrastato
punge con il picco le aree più basse
Ho udito sirene cantare troppo piano
il grido di Ulisse gonfiare le vele
Perfino nello sconcerto delle Marianne
s'annida riluttante l'origine del mondo
quando linfe ingrossate vivacchiano a fondo
lasciano il piglio alle correnti
mentre ai bordi una furba umidità
cresce fra creature allegre vanitose
fuori sulle sabbie l'Atlantico è pensoso
su come cucire le terre che separa
Spero che non voglia o che voglia per sempre
il contrario dei sogni l'origine del mondo
Cristalli di cielo frantumano l'ordine apparente di gesso
scaturito da quello che sotto chiamano quasi sempre
colui che governa e controlla le cose
come un'immensa unica verità plasmata in forma perfetta (conveniente)
che a vederla appare in balia di qualsiasi evento esagonale
e tu profitta dello scompiglio per decidere finalmente

Max Mazzé






























Uomo, Natura, Arte e Inconscio collettivo nelle parole dello psicanalista Antoine Fratini


Mi limiterò qui a riferire, senza commentare, le parole di Antoine Fratini sull'affascinante argomento:

"Dagli uomini preistorici ai moderni della pop art o del surrealismo, l'attività artistica ci appare come una lunga e inesauribile spinta creativa che lascia presupporre l'esistenza, a monte, di una corrispondente necessità interiore.
I dipinti ritrovati sulle pareti delle grotte di Lascaux in Francia, risalenti a 15.000 anni prima della nostra era, sono indicativi di come l'arte ebbe originariamente un fine più ritualistico e religioso che estetico. Le religioni di tutto il mondo hanno sempre suscitato nell'uomo grandi fervori creativi, soprattutto nell'arte, ma non solo.
Gli antichi egiziani, così come gli incas per esempio, non conoscevano ancora quella netta separazione tra il campo spirituale e quello culturale, artistico e scientifico esistente ai nostri giorni. La religiosità naturale dell'anima (Jung parla di anima naturaliter religiosa) stava ancora, consapevolmente, al centro di ogni attività, soprattutto quella artistica. Ma che cos'è la religiosità? E’ forse un tentativo di rimediare, nel fantasma, a certi dubbi e a certi interrogativi cui al momento non è possibile rispondere sul piano della realtà? Com'è noto, Freud è di questo avviso. Se paragoniamo le religioni a dei sistemi di pensiero fantasmatici, cioè corrispondenti a desideri inconsci e obbedienti quindi al principio di piacere anziché al principio di realtà, dovremmo allora concepire l'arte in maniera altrettanto riduttiva (e dico riduttivo non tanto in senso morale, ma intendendo un procedimento intellettivo che tende a riportare, cioè a ridurre certe motivazioni umane ad altre motivazioni o idee di più bassa natura o addirittura a delle cause materiali). Le impronte lasciate dei colpi di lance sui dipinti animali delle grotte preistorici sarebbero pertanto da interpretare come dei tentativi di soddisfare, magicamente, ai bisogni di cibarsi e di aumentare le speranze nel buon esito della caccia (si tratterebbe insomma di un metodo apotropaico). Ma forse questa spiegazione, frutto di una nostra volontà teorico-interpretativa, deriva essa stessa da un nostro fantasma.

Certo, oggi molti studiosi hanno adottato il punto di vista freudiano. Il motivo di ciò sta nel fatto che l'intellettuale affronta le esigenze della vita basandosi principalmente sul pensiero, che è solo una delle tante funzionalità dell'animo. Si tratta in verità di una funzione di gran peso che è stata giustamente elevata da Jung al rango di funzione psichica fondamentale, assieme però ad altre non meno importanti. Il medico di Kusnacht ha avuto molti meriti, tra cui quello di farci capire che è impossibile essere perfettamente obiettivi nei nostri giudizi perché questi sono sempre determinati, in misura minore o maggiore, dal nostro tipo psicologico, dal nostro carattere. Senza addentrarci più profondamente in questa questione, notiamo soltanto che il punto di vista psicoanalitico classico privilegia il pensiero e la razionalità, tanto da voler logicizzare (come in Lacan), quantificare le dinamiche interiori. Ma il razionalismo, uccidendo l'intuizione e il sentimento, ci allontana dalla vera fonte e dalla vera funzione dell'arte.

Molto probabilmente, in origine l'attività artistica doveva corrispondere ad una tecnica (perché la tecnica è sempre presente, fin dall’inizio, nel discorso artistico. Ritengo però che inizialmente tèchne e psyché fossero ancora armoniosamente combinati) di recupero d'anima (grado di coscienza, forza morale, memoria...). Anche oggi, superato il boom dei metodi e delle concezioni oggettivanti nelle discipline umanistiche (che tentano di ridurre la psiche ad un qualche sostrato materiale, biologico, genetico, comportamentistico…), l'arte si sta riscoprendo come un mezzo per contattare una dimensione psichica più profonda, quella dell’inconscio collettivo e dei suoi archetipi. Una cosa viene oggi accettata quasi all'unanimità: l'intento profondo dell'artista non è quello di esibirsi nella mera riproduzione tecnica di un oggetto, ma di giungere alla creazione di una delle tante possibili immagini di un suo stato d'animo, di una sua realtà interiore.

Prendiamo l'arte africana per esempio: pur non avendo subito tutte le influenze culturali che hanno resa quella europea così ricca ed elaborata, essa presenta delle forme e delle proporzioni tutt'altro che primitive e realistiche (del resto nemmeno un quadro come la Gioconda può obiettivamente essere definito realistico). Non che gli artisti africani non siano tecnicamente in grado di raggiungere un certo grado di perfezione: semplicemente, un vero artista (non mi riferisco ovviamente ai professionisti che considerano l'arte un business, ma a coloro che operano per esigenza interiore) non prova nessun stimolo particolare a ricopiare la realtà esteriore tale e quale. E nemmeno il fruitore prova molto gusto davanti a simili prodotti. Questo perché, nella sua essenza, l'arte consiste in una proiezione dell'inconscio e il suo fine è l'integrazione di quest'ultimo nella coscienza dell'artista (così come, indirettamente, in quella del fruitore in quanto l'inconscio esprime spesso valori e significati universali). Quindi, come già ebbi a dire anni fa in una conferenza[1], arte e proiezione, arte e investimento inconscio vanno di pari passo. Finché un contenuto costellato nell'inconscio non viene soddisfacentemente compreso dall'artista, continuerà a produrre motivi sempre affini (il che spiega i famosi periodi singolari che attraversano gli artisti, come ad esempio il periodo blu di Picasso).

Come risulterà ormai chiaro, dal nostro punto di vista, più intuitivo, l'arte appare con una vera e propria ricerca di sé stessi. E conoscere se stessi sembra del tutto naturale per gli esseri autocoscienti che siamo. Tuttavia, tale spontaneità, soprattutto a causa del nostro modello di vita che tende ad estrovertire il nostro interesse, a mandarci fuori da noi stessi, si perde facilmente di vista. Ritrovarla esige spesso un enorme sforzo da parte nostra[2]. Si può dire che l'arte naturale favorisce un simile ritrovamento. È una tecnica molto semplice che avvicina l'artista alla propria completezza psicologica. Infatti, la camminata in natura opera come un rituale spontaneo, un rite d’entrée che aiuta il soggetto a rientrare in sé stesso. Solo allora l’artista può recuperare la sensibilità necessaria per potere cogliere le bellezze naturali.

Molti ricercano la creatività nella hybris, nella esaltazione del loro ego e identificano l'arte all'abilità tecnica tout court. Persino nelle scuole è stato adottato quest'ultimo punto di vista. Ricordo un analizzato che mi confessò, con una espressione mista di rimpianto e piacere, di essere stato bocciato all'esame di ammissione ad un istituto superiore d'arte per avere disegnato il viso dell'insegnante al posto della natura morta proposta inizialmente come tema, e ciò nonostante insegnante e direttore si erano soffermati a lungo ad ammirare il suo disegno.

Gli artisti che mirano all'affermazione del loro ego si svuotano pian piano dei loro stimoli naturali. E, insensibili al "sottile operare della natura dentro di loro", cercano di esasperare quelle poche idee prive di vita che loro rimangono. E quando tale mezzo non è la droga, esso consiste allora in un intellettualismo sfrenato e antipatico che li condanna a rimanere prigionieri del loro “surrealismi”. Tale atteggiamento contrasta fortemente con il nostro. Il vero artista sposa la propria arte, deve mantenersi ricettivo alle sollecitazioni provenienti dall'inconscio e andare quindi, inevitabilmente, verso un ridimensionamento del proprio ego. Questo avviene in alto grado nell’arte naturale dove il ruolo di protagonista viene lasciato volutamente alla Natura e dove diventa evidente l’apertura del soggetto verso un più grande di sé trascendente (la Natura). Vista da questa prospettiva, l’arte naturale sembra volere compensare, apportare un rimedio alla perdita d'anima così evidente che colpisce il mondo moderno e in particolare l'arte contemporanea. C'è da dire che i germi di quest’arte erano già presenti da tempo in alcuni artisti particolarmente sensibili. Max Ernst per esempio, diceva di essere "affetto da sculturite". Ma le prove forse più evidenti di una simile tendenza le ho riscontrate in una intervista rilasciata dall'artista svedese Staffan Nihlen apparsa su di un quotidiano: "ciò che per lungo tempo ho cercato di realizzare in un blocco di marmo posso poi vederlo all'improvviso in una pietra trovata per caso, che si lascia dare forma senza sforzo.

Quando un'artista è preso dal tema che lo interessa, lavora come in trance, è compreso nel suo compito ed è spinto dal sentimento di essere come guidato da un altro". Ad accattivare l'interesse in quel caso è dunque un “mistero” che si manifesta dentro e a tempo stesso attorno a sé. Nella pratica, l'effetto che ne risulta è che, più ci si addentra in quel mistero, più la Natura sembra rispondere ai propri stati d’animo e quesiti. Per esempio, vagando nella Natura senza una meta definita, capita di incappare in forme e oggetti naturali particolarmente belli e affascinanti, che comunque richiamano la nostra attenzione.sembra in quei momenti di assistere ad una combinazione tra mondo interiore e natura esteriore, microcosmo e macrocosmo. Come è noto, a questo genere di coincidenze Jung diede il nome di sincronicità…


Alcuni accenni sulla tecnica


L'arte naturale consiste innanzitutto nel "saper vedere" in certi oggetti naturali quali pietre, pezzi di radici o di rami curiosamente formati o attorcigliati, dei simboli di nostri attuali stati d'animo, nostri e di quello del mondo a cui apparteniamo. Il secondo atto consiste nel pulire (solo se necessario) e, volendo, nel modificare lievemente quei frutti della provvidenza, tanto per sigillare un’alleanza tra il nostro io e l'inconscio. Il terzo atto comprende la loro ubicazione del luogo della mostra o semplicemente nella propria dimora. Le opere potranno poi essere intitolate a secondo dell'ispirazione, oppure lasciate senza titolo nel caso non siano ancora state soddisfacentemente comprese dall'artista. Esse possono anche abbinarsi a prodotti creativi inerenti al proprio lavoro di amplificazione e di integrazione dell'inconscio.

Per esempio a delle poesie o a dei disegni. Il valore estetico dipenderà quindi anche del senso espresso dall'opera e del lavoro interiore compiuto dall'artista. Questo fa sì che qualcosa di apparentemente grezzo o di insignificante possa risultare altamente artistico. Infatti, le cose grezze sono da apprezzare quando evocano efficacemente una realtà psicologica corrispondente nell'anima dall'artista/fruitore. Gli oggetti trovati, indipendentemente dai criteri convenzionali di bellezza, diventano allora come dei souvenir che costellano l'itinerario artistico e interiore di ciascuno."

Antoine Fratini

Associazione Europea di Psicoanalisi

lunedì 23 novembre 2009

In un mondo di carta: IX


Ascolta: non è che il prologo;

questo non è che il prologo.

Tempeste ed altri incanti

mi guidano alle isole

erranti, nel mar di viola.

Nel gran cerchio del tempo,

dove cadono i giorni,

batte rantolo sordo di telaio:

Cloto dipana attimi di sabbia,

di pietra, solitudine e corallo.

Con collane di uccelli nei capelli,

le terre del ricordo alla deriva,

esorcizzate, affascinata guardo.

Ma, intatto, Amore fugge

e. solo, scampa. Eternamente vive,

riflesso in uno specchio.




giovedì 19 novembre 2009

Casa di nebbie ( da "Mille scenari possibili" - 2001)



E’,
degli scenari possibili,
il più improbabile & il più ingrato,
per me,
da ricordare
ma lo ricordo con lancinante gioia,
& stupore
Quando,
la notte,
con le tenebre,
cadono
- lunghissime -
le maniche della camicia di forza del disincanto,
& si attenuano
i rigori polizieschi del disamore.
Quando mi libero,
nel grande letto elastico che mi appartiene
interamente,
mi libero & libro
nel sonno-sogno,
dove fluttuo come una immensa crisalide
oltre i famosi portali
& oltre il dormi-veglia,
che, come un grosso gatto,
se ne sta lì accucciato, a sorvegliare …
Allora
Casa di nebbie
mi riappare in un’ alta alba invetriata:
estive nebbie lattiginose la circondano da ogni dove,
& salgo & scendo, in pantofole, tutte le sue scale,
& guardo & scruto, in camicia, da tutte le sue finestre.
Tu ancora dormi.
Sotto il copriletto bianco di mia nonna,
nel nostro ultimo letto-zattera
tu dormi,
dormi profondamente,
bruno & feroce,
& tutto tarlato dentro,
come il nostro amore,
come il nero mantello nell’armadio,
tarlato sotto la trama della pelle …
Dentro casa di nebbie,
ancora per poco,
ancora.

JORGE LUIS BORGES: "El sueno; Il sogno"

Fishing boat" di -GS (su Flinckr)


El sueno


Si el sueño fuera (como dicen) una
tregua, un puro reposo de la mente,
¿por qué, si te despiertan bruscamente,
sientes que te han robado una fortuna?
¿Por qué es tan triste madrugar? La hora
nos despoja de un don inconcebible,
tan íntimo que sólo es traducible
en un sopor que la vigilia dora
de sueños, que bien pueden ser reflejos
truncos de los tesoros de la sombra,
de un orbe intemporal que no se nombra
y que el día deforma en sus espejos.
¿Quién serás esta noche en el oscuro
sueño, del otro lado de su muro?



Il sogno


Se il sonno fosse (come dicono) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t’han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto? L’ora
ci deruba d’un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia indora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell’ombra,
d’un mondo fuori dal tempo, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell’oscuro
sonno, dall’altra parte del suo muro
?

mercoledì 18 novembre 2009

Queste parole ( da "Poesie d'amore & disamore")


Queste parole,

parole

d’amore,

rincorrono tracce

di antica passione,

ripetono un’eco

perduto tra i monti,

risalgono gli anni,

strapiombi di giorni,

riportano a te.

Riflessi in una pozzanghera 2

Sono parole

che vorrei risentire,

vorrei riascoltare

una volta soltanto,

vedere sbocciare

in un’ora d’amore,

in un’ora

d’amore

con te

Riflessi in una pozzanghera 2

Sono

frammenti

di gioia e di pianto,

son sassi

di fiume che tagliano,

sono vuote

conchiglie

raccolte nel mare

che cantano,

cantano

te.

Riflessi in una pozzanghera 2

Sono

canzoni

di pace e di guerra,

ricordi struggenti

di baci perduti,

accordi smarriti

di cose non dette

e morte occasioni

per noi.

Riflessi in una pozzanghera 2

Sono

parole

ridenti e illusorie,

racconti di fate

intrecciati tra noi,

parole teatrali

e un po' pazze,

sono sbuffi

di fumo

tra noi.

Riflessi in una pozzanghera 2

Lembi di nebbia

che avanzano piano,

in un giorno

d’estate splendente

e nascondono il mondo,

nascondono gli altri,

nascondono

la nostra viltà.

Riflessi in una pozzanghera 2

Attorno a un fuoco

parole e silenzi

e alle spalle l’inverno,

in alberghi deserti,

in camere fredde di alberghi perduti,

perduti per sempre

per noi.

Riflessi in una pozzanghera 2

In fuga dagli altri,

in fuga

da noi,

come bimbi invecchiati,

bruciando emozioni,

sprecando la vita

in mille omissioni,

sfuggendo

e fuggendo

nel vento,

così.

Riflessi in una pozzanghera 2

Vorrei

trovare

parole

per dire,

per spiegare il dolore

provato al tuo fianco

e l’amore ostinato,

impotente ad agire,

con le mani

legate

da te.

Riflessi in una pozzanghera 2

Vorrei parlare,

parlare,

parlare

e smarrire

per strade inventate

la voce,

per narrare

la storia del viaggio

e la fine

e trovare nel buio

un rifugio alla luce,

per trovare

un rifugio

con te.








Per entrare nel set "Mare" di magalibobois su Flinckr,clicca su questa miniatura:
Risacca  - Backwash

martedì 17 novembre 2009

Fata Morgana

Tales of Camelot Mais la soeur du Roi Morgan le Fay maitresse de reflets et illusions
"Tales of Camelot ... Mais la soeur du Roi,Morgan le Fay,
maitresse de reflets et illusions..."
(Collage e manipolazione digitale)



Fossi stata Morgana la fata...
- ascolta, se lo fossi stata almeno solo un poco -
avrei appeso il tuo caldo cuore ad un albero
ai tempi in cui tu ancora avevi un cuore.
Ad un albero della foresta lo avrei appeso,
mio amore,
il tuo vecchio cuore di amante...
E, se lo fossi stata sul serio,
Morgana, dea, fata, strega che dissero,
la tua spada amore,
la tua spada, fiore della tua vita,
la tua spada,
fulcro & implacabile specchio
della tua virilità implacata,
avrei rubato per sempre
e col cuore purpureo nascosto
nel fondo più fondo del bosco
oltre i segreti sentieri del possibile
& i baratri dell' impossibile,
oltre le paludi di viltà e disincanto,
amore mio,
oltre la nebbia
che sempre perde ogni passione umana
e, nella nostra acre battaglia,
non io, non tu,
nè alcuno avrebbe perso:
io avrei tessuto quest'ultima illusione.



Per entrare nel set "Tales of Camelot" di magalibobois su Flinckr, clicca su questa miniatura:
'Tales

<>

mercoledì 11 novembre 2009

Tango

"Dove saranno? Chiede l'elegia
di quelli che oramai non sono più,
come esistesse un luogo dove l'Ieri
possa esser l'Oggi, l'Ancora e il Tuttavia
..."

JORGE LUIS BORGES
(El tango)






















Links:
http://silvinaysebastian.splinder.com/
Il blog di curiosità tangueras di Silvina Agüera e Sebastián Romero per chiacchierare, scoprire, curiosare in modo giocoso ma non superficiale.
Argentina
http://www.la2x4.gov.ar
La radio di Tango 24 ore su 24 di Buenos Aires. Attraverso il suo sito e' possibile ascoltare in diretta le trasmissioni via Internet e avere l'impressione di essere a San Telmo o a Palermo.

http://www.tangodata.com.ar
Risorsa indispensabile per chi visita Buenos Aires. Calendario aggiornato, indirizzi e dettagli di tutte le milonghe, le scuole, maestri ... e molto altro. Un esempio per tutti.

http://www.todotango.com.ar
Ricchissimo. Biografie (musicisti, cantanti, ballerini, orchestre), storie (interviste, leggende, cronaca), testi di canzoni, dizionario di Lunfardo e, soprattutto, centinaia di brani musicali da ascoltare online. Sito dichiarato di interesse nazionale in Argentina. Buona parte dei contenuti è bilingue (spagnolo, inglese).

http://www.elportaldeltango.com/
Altro grande sito generalista. Testi, biografie, poesie, storie. Lunfardo. Contiene un elenco dei film sul Tango dalle origini. Buona parte dei contenuti è bilingue (spagnolo, inglese).

http://www.cafetortoni.com.ar/index.html
Il sito del Café Tortoni; crocevia di storie urbane, di Tango, di momenti di riposo fra una lezione e una Milonga. Il rappresentante storico dei "Cafetin de Buenos Aires".

Italia
http://www.tangocrema.it
Il sito degli amici di Crema: molte cose ci uniscono a loro nella visione del tango e della vita. Una realtà "piccola" ma estremamente preziosa e attiva. Da sostenere.

http://www.tangotambien.it
Presso il dopolavoro ferroviario alla stazione di Bergamo, come in una milonga di periferia a Buenos Aires, intima e accogliente. Organizzano eventi con i "cugini" di Crema, realtà a loro affine.

http://www.tangoy.com
Il sito del Tangoy, la più antica tangueria di Milano e della relativa associazione.

http://www.barriodetango.it
Uno dei siti più ricchi e visitati d'Europa, emanazione dell'omonima associazione di Reggio Emilia. Fra le altre cose le pagine del vulcanico Cambiaghi e un'imponente galleria di fotografie di eventi tangueri.

Resto del Mondo
Sezione dedicata ai viaggiatori. Un breve eleco dei migliori siti "generalisti"; contengono indicazioni per (quasi) tutte le città del mondo dove si balla.E' un buon inizio quando ci si reca in una città sconosciuta. Sono aggiornati di continuo anche se, per la loro estensione, non tutti i link sono aggiornatissimi. Utili per trovare ulteriori riferimenti ai luoghi di interesse.

http://www.cyber-tango.com/
Sito tedesco (bilingue inglese/tedesco) che contiene indicazioni per 44 nazioni e centinaia di città. Contiene anche link a molte altre risorse: articoli, dischi, libri, musicisti. Contiene un buon elenco di festival internazionali. Molto curato.

http://members.ping.at/kdf-wien/tango/
Ernesto's Tango page (inglese). Un altro sito di grande respiro. Indicazioni relative a 43 paesi. Contiene anche link a molte altre risorse: articoli, dischi, libri, musicisti, ...

http://www.inorg.chem.ethz.ch/group/cm/index.html
Pagine curate da Christian Mensing a partire dal 1995. Anche in questo caso grande copertura di nazioni e città. Contiene molti riferimenti per gli appassionati del Bandoneon.

http://www.torito.nl/
Sito olandese (in inglese), molto ricco e ben curato dal punto di vista grafico.

Parigi: http://www.letempsdutango.com
Questo sito è un ottimo punto di ingresso alle attività di Tango nella Ville Lumière e nel resto della Francia.

Costa Azzurra: http://tangodazur.free.fr/Agenda.htm
Agenda realtiva alle attività sulla Costa Azzurra.

Germania: http://www.saludo.de
Forse non tutti sanno che la Germania è probabilmente il paese Europeo con il maggior numero di ballerini. Un buon riferimento per orientarsi nel ricchissimo panorama teutonico.

New York: http://www.tangocentral.com/main/
Tutto sul Tango nella grande mela.

Associazioni/Riviste/Cultura tanguera
Sezione dedicata alle associazioni, alle riviste "sorellle" di Cafetin, alla cultura, con particolare riferimento al no-profit.

http://www.faitango.it
Doveroso iniziare con il sito dell'Associazione delle Associazioni italiane, alla quale Milango è affiliata. In fase di allestimento.

http://www.tangocaffe.com/index.html
Sito curato da Massimo de Marco, una figura "storica" del panorama milanese. Articoli, storie e qualche recensione di libri, come piace a Milango.

http://www.thetqr.org/
Il sito della compagnia Tangueros di Mariachiara Michieli, che attualmente lavora a Milano: una presenza discreta ma importante. Contiene informazioni relative alle attività della compagnia e la Newsletter "Tangueros quarterly review", decisamente interessante e di alto profilo.

http://www.paristangomag.com/
El Farolito, rivista francese, bilingue francese/inglese. Progetto molto ambizioso. La rivista è disponibile grautitamente ma non online.

http://www.reportango.com/
Storica rivista di New York. Viene distribuita gratuitamente nelle milonghe, ma non sul Web. É possibile ordinarla online



Musica e musicisti
http://www.tangoseis.com
Sito ufficiale dei Tangoseis, importante gruppo dell'area milanese, di respiro e notorietà internazionali.

http://www.piazzolla.org
Il sito dedicato al grande Astor Piazzolla. Imponente. Contiene l'elenco completo dei CD, biografia, interviste, elenco dei libri. Il sito è in inglese con una sezione in spagnolo.

http://www.gardelweb.com/
Tutto (ma proprio tutto!) sulla leggenda Carlos Gardel. Semplicemente gigantesco. In inglese e spagnolo.

http://www.troilo.com.ar/
Il sito argentino dedicato ad Annibal Troilo. Discografia completa (con ordinamento per titolo, ordine cronologico, autore), aneddoti, foto, commenti. Contiene una piccola sezione in inglese e persino una in giapponese

lunedì 9 novembre 2009

Nel tunnel


Lei:
Vieni ...
tienimi stretta,
stringimi forte,
baciami adesso...
aprimi ancora,
su, ancora...
ancora...
E ancora...così...
Lui:
Sempre...
Ora insinuante,
ora scostante,
sempre intrigante...
Un po' ridendo,
un po' piangendo...
Solo con me...
Lei:
Prendi...
E poi ricorda...
Come sepolto
questo momento
tu rivivrai,
quando...
soli nel tempo,
cammineremo
e in quello specchio
la nostra immagine
si appannerà...
LuI:
Prendi...
Dentro i tuoi occhi
portami ancora...
Portami sempre...
E, nei tuoi occhi,
non morirò!
Lei:
Piano...
Dimmelo ancora...
dimmelo forte...
Amami sempre,
solo parlando
solo giocando,
solo inventando
inutilmente
questo tuo amore,
vivi di me.
Lui:
Strana...
Come incendiata...
apriti...
chiudimi stretto,
non dir più niente...
Ascolta il battito,
muoviti a tempo,
morbida onda...
Vieni...
Vieni con me...
Lei:
Guarda...
Guardami tutta...
dentro lo specchio...
Entrami in fondo
,trova il passaggio...
Portami oltre...
Oltre il futuro,
oltre la morte,
oltre l'amore...
per me e per te.




domenica 8 novembre 2009

ULTIMA STANZA PER FRANCO


"They're Laughing at You"
progettocicero.ning.com


Ti raggiungo per mare
nell’ultima stanza
della tua ultima casa
-Vedi che ci sono riuscita?-
Tu ansimi, incagliato
tra tentacoli e polipi,
sacchi di liquidi vitali,
meduse flaccide & trasparenti,
che ti ancorano sul fondo.
Giaci in una luce bianca
tra bianchi coralli di plastica
e sbarre metalliche
che ti accerchiano.
Incatenato sott’acqua,
sospeso in sogni ignoti,
palpiti & soffochi
e, a tratti, riemergi

L’ultima stanza per te
e per me, con te,
dove l’ impotenza ci riempie
gli occhi di poche,
vitree gocce d’acqua taglienti.

Tu che mi guardi ed ansimi,
io so che mi parli
ma liquidi catarri
ti gorgogliano nei polmoni vischiosi,
bolle d’ossigeno ti si schiudono
come madrepore nella bocca,
si calcificano,
sigillano
la tua muta voce.

Tu che mi guardi ed ansimi,
io so che ti parlo
e annaspo ed urto
contro i vetri di un acquario:
dell’acquario da esposizione,
l’ultima tua casa verde
dove è in allestimento
la tua lenta dissoluzione.
Dove si può solo bisbigliare
o parlar d’altro,
ossessivamente,
dove non si può piangere,
dove non si deve urlare.

Ansimante ultimo mare,
marea del nulla
che sali lentamente
nel suo ultimo corpo,
chiuditi!
Soffoca!
Inghiotti!
Poi... disincaglialo dal fondo.
Tra correnti fluttuanti
innalzalo,
spoglio & leggero,
fino agli strati lucenti
della liquida superficie rovesciata.
Liberalo
in alto,
oltre gli azzurri
barbagli.