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mercoledì 14 ottobre 2009

LE MILLE & UNA NOTTE E L'OCCIDENTE



Quando l’Europa si innamorò di questo libro, i lumi della ragione risplendevano a giorno, cercando di illuminare minuziosamente gli ultimi recessi di ciò che rimaneva delle tenebre dei secoli precedenti.

Era come se un grande palazzo, una vetusta dimora, piena zeppa di storia & storie, ricordi & tradizioni volesse improvvisamente rinnovarsi e soprattutto "illuminarsi", risplendere della luce riflessa dai suoi tanti lumi accesi e voltar pagina. Niente, d’ora in avanti, sarebbe stato più come prima, ma molto, molto meglio, in un’infinita progressione ideale che avrebbe del tutto razionalmente sublimato l’uomo (europeo naturalmente e, a breve, anche nordamericano)
L’uomo dunque si sarebbe razionalmente sublimato (in cosa poi, non era ben chiaro) e le famose tenebre dei secoli passati, e con esse le tenebre della sua anima, sarebbero andate a ramengo.
In quanto alle tenebre dei secoli che dovevano fatalmente seguire,nessuno pareva allora in grado di ipotizzarle se pur lontanamente
Insomma, si era, sì o no, entrati nell’era del progresso? E il fantasma di quell’ebreo, come si chiamava? Ah, sì, Michel de Nostradamus - il cocco di Caterina, la tipa che aveva completamente rovinato la Francia (perché era naturalmente in Francia che si teneva il grosso di questi discorsi, non è il caso di nasconderselo!) - quello slavato fantasma, dicevo, non arretrava là sopra, tra le ombre del solaio, attorniato da tutta una banda di negromanti & lestofanti, amici suoi? 
Certo arretrava, si era già dissolto, era andato felicemente in fumo e grazie proprio alle candele accese, ai lumi ad olio e, tra non molto, anche ai lumi a gas, e chi allora avrebbe più voluto credere a quelle sue visioni & pre-visioni, cupe e monotone come la pioggia?Insomma,Signori, ammettiamolo, quella, era semplicemente la cosidetta stregoneria e cioè… pura pacottaglia!


Tuttavia, tuttavia il Meraviglioso, già ruzzolato giù per le scale ad opera della Riforma ed ora  buttato fuori della porta principale con un bel calcio nel didietro ad opera del portinaio, un tipo tosto di nome Rousseau, il Meraviglioso, dicevo, aveva semplicemente girato l’angolo e cercava ora di rientrare dalla porta di dietro, dalle cucine per intenderci.
Se dicesse anche lui “Apriti, sesamo!” non è chiaro, ma comunque la porta della cucina gli si aprì davanti e ne uscì la cuoca che si recava nell’orto per le erbe aromatiche: voleva vivacizzare ed alleggerire un po’ la trippa e i sanguinacci che stava preparando… 
Anche la gastronomia infatti si stava rinnovando in quegli stessi anni, e tutti cercavano di preparare piatti diversi da quelli del passato, dalle tenebre del passato, appunto! Comunque la porta si aprì e lui entrò.
Attorno al tavolo c’era un bel po' di gente di servizio che mangiava & fumava. Parlavano di politica ed erano tutti in disaccordo tranne che sul fatto che i tempi erano ormai maturi…

Fu proprio e come sempre, dal basso, quindi, che il Meraviglioso intraprese la scalata sociale che doveva riportarlo su, in alto, nei saloni di gala un po’fané dell’aristocrazia e in quelli ben più alla moda della borghesia: si finse forestiero, metodo sempre infallibile, ed iniziò a raccontar storie, frottole, miti tanto antichi & esotici da sembrar inediti a quelle teste presuntuosamente ignoranti e per ciò stesso nuovi, estremamente nuovi & moderni, tremendamente “à la page”, per così dire (e sempre in francese naturalmente!)
Le sue storie veleggiarono in alto, come aquiloni o meglio galeoni volanti come l’ Olonese, ricchi di tesori favolosi e… inaspettati e così le “Mille & una notte” irruppero clamorosamente nell’immaginario dell’uomo occidentale in un suo momento, come dire, di crisi esistenziale che doveva portarlo dritto, dritto alla rivoluzione o meglio alle rivoluzioni e, da queste, attraverso tutti i vari “ ismi” di sua fabbricazione, fino alla psicanalisi, a Hiroscima & all’informatica.

Irruppero, dunque nell’immaginario occidentale e non ne uscirono più: vi sprofondarono.


Era ora!L’ineguagliabile esprit & soprattutto l’enfasi settecentesca, colta rapidamente l’importanza di quello straordinario innesto culturale (che apriva o, per meglio dire, riapriva all’occidente scenari di sogno, mai dimenticati, dai tempi in cui, assai prima delle Crociate & di Alessandro e forse perfino della coppia Giasone & Orfeo, ne aveva intravisto e inseguito gli smaglianti miraggi) ne amplificò immensamente la portata e così l’eco delle nostre mille inesauribili, labirintiche, sensazionali fiabe si ritrovò in breve tempo, dappertutto: dalle tappezzerie alle poltrone & ai sofà, dagli sprofondi sotterranei del Faust ai gorgheggi sublimi di Pamina, fin sulle teste delle varie Recamier & Tacher de la Pagerie che, così acconciate, si preparavano a conquistare i conquistatori dei tempi nuovi…


E, nei tempi nuovi, che si aprivano ora radiosamente (gli altri, dopo aver maturato bene, erano caduti a terra con un ”flop”), possiamo esser sicuri che le nostre “Mille & una notte” giocarono un ruolo di tutto rispetto...

Per cominciare Champoillon potè andare finalmente a decifrare i geroglifici in Egitto, mentre dall’alto delle piramidi 40 secoli di storia guardavano lui, Napoleone e forse, se pur da un po' più lontano, quei disgraziati francesi che si erano beccati la peste a Giaffa, nonché i turchi che, pure lì a Giaffa con una geniale anticipazione dei metodi di guerra del XX secolo,erano stati trucidati dopo essersi arresi... 




Poi, mentre il Meraviglioso letteralmente straripava in mille rivoli: etnici, esotici, romantici, gotici, gaelici, ecc. ecc., inconsapevole che quest’orgia lo avrebbe fatalmente portato di nuovo ad esser sbattuto fuori a calci dalla porta (e, questa volta, per un bel po', pure e, pare, da due portinai molto intimi tra di loro, un certo Marx ed un certo Heghel) le nostre “Mille & una notte”, in versione romantica, vittoriana, liberty & decadente & poi anche impressionista & espressionista, dilagavano parallelamente nel subconscio di un sacco di gente importante & acculturata o meno o addirittura per niente…

Per fare solo qualche nome: Goethe, Byron, Chautebriand, Hoffmann, Stendhal, Lamartine, Balzac, Stevenson & Poe, Burton & Mallarme’, Rimbaud & Verlaine, Flaubert & Maxime du Camp, Nerval, Maupassant, Daudet, Wilde, De Quincey, D’Annunzio, Lotì, Salgari, Blixen, Conrad, il capitano Lawrence & tutti quei colonialisti veri e propri o solo simpatizzanti che, sia che fumassero già prima l’oppio o altro, come molti dei sopracitati facevano per essere alla moda, sia che fumassero o fiutassero soltanto virtuosamente il tabacco, si dichiararono disposti, e pure con un certo entusiasmo, a lanciarsi alla conquista di quelle abbaglianti terre lontane & numinose, in parte sterili & fascinosamente pericolose; le terre delle “Mille & una notte”, appunto.



Fu un crescendo che, da Athalie, a Tartarino, da Salomè a “Tripoli bel suol d’amore”, giù, giù fino alle proiezioni cine-mitologiche americane di Valentino dello “Sceicco bianco” & della voluttuosa Dietrich di “Marocco”, vide l‘Europa espandere il suo bel corpo di ninfa tutto candido e solo un po' olivastro nelle parti meridionali (e vi ricordate perchè ?) sull’ Oriente tanto agognato: vicino, medio  & pure estremo a quel punto! C’era? Lo possedeva finalmente? E tanto valeva, allora, andare fino in fondo!

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Ora io non voglio qui negare (me ne guarderei bene!) l’aspetto puramente pragmatico, economico diciamo, della questione che sempre incombe a ricordarci che non siamo noi guidati solamente dalle idee, letterarie e non, tantomeno quindi dai sogni, dalle chimere, dagli archetipi arcestrali che sono rimasti a passeggiare attorno al fuoco, in quella caverna che tutti noi abbandonammo tanto e tanto tempo fa, ma che ci illudono sempre, mostrandoci apposta solo le loro ombre... 
No, no! Solo uno psicanalista e per giunta eretico & ribelle, e cioè il peggio del peggio, potrebbe negarlo! Ed il fatto che che ne sia stato uno di questo tipo che, non molto tempo fa, l’abbia fatto, risulta alla fine del tutto inifluente nel contesto di questa annosa querelle.
E allora che cosa vuoi sostenere?- mi direte- Che cosa diavolo vuoi sostenere? E soprattutto, domanda molto moderna & interessante, Da che parte stai?

Concedetemi vi prego, prima di rispondervi, il tempo di ricordare che stiamo qui parlando di un prodotto letterario tale da trascinare nella sua scia individui & popoli forse perché, come pochi altri, intessuto nella - come dire? - trama stessa dei sogni e per ciò stesso consentitemi di pesarlo sulla stessa bilancia in cui si pesano le cause economiche…
Cosa? Non pesa nulla, mi dite?
Ma sicuramente! Come volete che pesino i sogni?
Essi non hanno che l’ inconsistenza della nebbia, l’evanescenza dell’alba, l’impalpabilità dell’incanto. Il peso dei sogni è ben altro! E la bilancia a cui alludevo è una metafora naturalmente o un paradosso, se volete, che non soltanto mi permette di uscire con disinvoltura da un’empasse, ma anche di ribadire a gran voce quella che comunque è una verità, ieri come oggi riconosciuta: il peso dei sogni è ben altro!



Qualcuno ha raccontato di un grande imperatore romano vissuto nel momento di massima espansione dell’impero, che si ritrovò a piangere sconsolatamente su una sponda del mar Caspio poiché l’età &  la malattia gli impedivano ormai per sempre di proseguire con l’esercito verso Oriente, come Alessandro aveva potuto fare

Ora, non vorrei qui sembrare esagerata, ma io sostengo addirittura che esse (le “Mille & una notte”) come e insieme all’Iliade (e al tentativo di emulare Achille, in particolare) trascinarono quell’invasato di Alessandro verso est, fino al punto estremo del non ritorno, e che tutta quella gente che, dopo di lui, lo emulò (o almeno tentò) nelle sue estreme follie, si mosse nella scia delle nostre, davvero mitiche “Mille & una notte” e  ciò molto, molto prima, quindi, di qualunque crociata, Napoleone & colonialismo.



Le “Mille & una notte” erano infatti già molto antiche quando vennero raccolte in lingua araba (tra il nono & il decimo secolo, sembra) ed ebbero allora quel meraviglioso nome allusivo ed evocatore, assieme alla beffarda cornice di una piccola formidabile donna, Sharhazad che, per salvarsi la testa graziosa, con voce armoniosa va infilando una sull’altra, come collana di gemme, le mille fiabe, che non sono poi forse altro che un’unica fiaba: la sua.“
Le mille & una notte ” provenivano da molto lontano, dalla notte dei tempi per così dire e per restare in un contesto notturno, ed è motivo, per me, di grande consolazione oggi, signori, in questi nostri tempi calamitosi di scontri tra civiltà opposte & apparentemente inconciliabili, ricordarvi che esse, “Le mille & una notte” appunto, furono senz’altro un prodotto preislamico, ed il fatto stesso che siano potute sopravvivere alla conquista, se pur naturalmente convenientemente mascherate o per meglio dire velate, ci garantisce non solo la grande vitalità ed originalità di questo arcaico prodotto dell’immaginazione umana, ma anche e soprattutto l’estrema duttilità di una religione monoteista, colta nell’attimo stesso della sua trasformazione in cultura dominante, a scendere a compromessi ed integrare in sé gli archetipi culturali preesistenti anche se dichiaratamente politeisti, animisti, ecc. e quindi disgustosamente diversi & inconciliabili.





Questo doveroso accenno agli archetipi e all’animismo mi porta dritto filato al Genio.Il Genio… sì, Signori, il Genio della lampada!
Per quanto la Walt Disney l’abbia potuto rendere simile ad un buttafuori di night club o ad un guardiaspalle giamaicano con tendenze sadomaso, proprio questo delizioso Jjnn, fra i mille che ne partorì la fantasia dell’Oriente, mi sembra possa ergersi come metafora sullo sfondo delle nostre attuali, più profonde & intricate contraddizioni & contrapposizioni etiche, politiche, religiose, economiche, ecc. ecc. ed insinuare nelle nostre poco fantasiosamente elastiche menti razionalistiche e post razionalistiche, orientali & occidentali, la consapevolezza vaga che la metamorfosi è un’arte antica ed, ahimè, dimenticata, ma che può essere, volendo, recuperata anche in tempi (e in luoghi) refrattari al libero esercizio dell’immaginazione. E recuperata nel reciproco interesse, s’intende.



L’arte della metamorfosi…

Sharhazad, in Oriente, Odisseo, in Occidente, con instancabile, magica arte affabulatrice narrarono le più svariate, meravigliose metamorfosi nell’oscurità della notte, in quelle ore misteriose che sonno & sogno presiedono e in cui l’anima umana s’ inabissa & viaggia nelle sue più recondite profondità sotterranee: pozzi, labirintiche scale, caverne abitate da misteriose presenze, sale & palazzi nascosti & segreti come enigmi, che solo il mare nella sua tenebrosa, multiforme immensità può peculiarmente riflettere.
Fu narrando metamorfosi, signori, che Sharhazad, & Odisseo, Oriente & Occidente, sconfissero la tenebra, dischiusero le porte del giorno.

As - salam alaykum




 Post scriptum:

Questo brano (appendice di una vera e propria, fiaba teatrale *), molto o poco critico che sia  ma, spero, almeno divertente, nasce da un reale interesse per le fiabe, la favolistica, l’Islam, l’India & l’Oriente in genere, nonché naturalmente, come per chiunque oggi, in Occidente,  tentativo di comprendere & arginare quella crisi che drammaticamente investe i nostri secolari rapporti con l’Oriente e col mondo musulmano in particolare.

Per quanto sia stata molto tentata, ho cercato di non sconfinare troppo- il problema è troppo vasto, intrigante &coinvolgente-e di non perdere di vista l’argomento per cui scrivevo: le “Mille & una notte”, appunto.
Sarebbe tuttavia molto interessante, secondo me, approfondire, dilatando & ribaltando la questione e il punto di vista. Allora il nostro gioco potrebbe continuare indagando su come l’Occidente fu mito per l’Oriente ad esempio, eccetera, eccetera, eccetera….

* E' questa una fiaba teatrale per ragazzi, intitolata: " La padella d'oro, ovvero: le meravigliose avventure della moglie di Alì Aladyn 







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