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martedì 13 ottobre 2009

L'APPRODO DI ISOTTA (Fratelli Amore e Morte, ingenerò la sorte)





J.W. Waterhouse:"Tristan and Isolde"


Pièce, moderno “lai” o canzone fiabesca, racconto drammatico, questo brano si può interpretare a piacere. E' ispirato da quella che è stata definita la storia più bella del mondo sul tema di Eros e Thanatos e cioè della forza distruttiva dell’amore: la celebre leggenda medioevale di chiara matrice celtica, non esente tuttavia da classiche contaminazioni, di cui l’arte e la sensibilità occidentale ci hanno donato molteplici versioni e meravigliose interpretazioni, a cominciare da Thomas d’Angleterre, da Béroul e da Maria di Francia nel XII secolo, fino al Romanticismo, a Riccardo Wagner ed oltre.
“Nec sine te, nec tecum vivere possit” è il motto di questo “fol amor” che tutto devasta sulla sua strada pur di conseguire la sua meta legittima: la morte.

“ Di loro due fu proprio
com’è del caprifoglio
che al corilo* s’apprende:
quando s’è allacciato e avvinto
e tutt’intorno al fusto s’è messo;
insieme possono ben durare,
ma chi poi vuol separarli,
il corilo presto se ne muore
e insieme il caprifoglio.
“Bell’amica così è di noi
Né voi senza me, né io senza voi.”

Maria di Francia * ( “Lai de Chevrèfeuille” )




L’approdo di Isotta

Un forte vento trascina la nave che porta Isotta verso l’epilogo, verso Tristano morente che invoca le sue cure*
Per quanto sia determinata a salvarlo con le sue arti magiche, l’intrico degli inganni che per anni la loro passione ha intrecciato le pesa sul cuore e lei teme ora che pesi anche sul corso dei futuri eventi come il vento sulle sartie e sulle vele che sbattono e si afflosciano con penosi scricchiolii e violenti colpi secchi.
E’ questo ritmico cigolio che si immaginerà come snervante sottofondo alle parole di Isotta a Brangania, sua ancella e compagna;parole che guizzano come freddi pesci dal mare del suo inconscio, monologo interiore che lei torce e ritorce come un panno bagnato tra le mani.Per cui la fedelissima Brangania, che pure la salvò la sua prima notte di nozze*, non è, qui, altro che un artificio retorico: la regina parla ormai solo a sé stessa, alienata del tutto dalla percezione del reale e, in uno stato di preveggenza onirica, si perde nel passato personale e mitico della sua vita che già si sfalda in leggenda, percependo acutamente un futuro prossimo e venturo di morte e metamorfosi.
Isotta la bionda, che alterna la sua natura di maga a quella di amante, sembra annusare nell’aria salmastra l’odore sinistro della morte, che a lei ingannatrice verrà dall’inganno… perché il suo riflesso distorto, il suo doppio tradito e avvilito, Isotta dalle bianche braccia*, vicino a cui geme ferito lo sposo legittimo Tristano, trama e conduce in porto la sorte... e nulla varrà allora cambiare o non cambiare le vele in nere o bianche*…
La nave entrerà in porto con chiare vele tese e schioccanti alla furia di elementi scatenati che trascinano e devastano come solo può fare l’amore.
Nubi tempestose, pioggia battente a dirotto.
E’ incanto o è forse il riflesso delle nuvole più cupe della notte, se le vele stracciate cangiano il loro bianco in scuro?
Le forze delle tenebre sono all'’opera: pure sospinta dai venti, tra breve, Isotta raggiungerà Tristano in quell’unico porto da essi da sempre* agognato.



- Sulla tolda della nave, sotto la pioggia, la regina parla ossessivamente fra sé e sé. senza mai guardare negli occhi Brangania, che vorrebbe farla tacere ma tuttavia non osa..

Isotta:
“E poi, per me, lui si travestì da pazzo…”

Brangania - che approfitta del fragore di un tuono lontano per interromperla- :
“Presto, Regina, scendiamo sottocoperta, ci avvolge ormai un’oscurità più scura della notte… ho paura”

Isotta :
“Taci, che importa? Non è Notte il luogo dei più felici sogni e Tempesta, blasone degli amanti?
Che paura può farmi l’approdo nella notte, se nella notte tutto si è compiuto?
Nella mia vita è la notte che ha dischiuso ai nostri sguardi l’oscuro scintillio più integro della luce, più sincero del Giorno* e lo ha riverberato tutt’attorno al nostro giaciglio.
Resta, ed ascolta come io ascolto il vento che urla senza posa.

-Un‘onda percuote il fianco sinistro della nave… Lei barcolla per un attimo, poi, mentre Bargania cerca di afferrarla per trascinarla al coperto, le sfugge in avanti verso il parapetto. Si sporge verso il mare.-

Bargania - atterrita- :
“Signora!”

-Ma Isotta già si è voltata e la guarda divertita, poi ride sul serio e con accentuata noncuranza ecco cammina spedita nonostante il boccheggio, ritorna sui suoi passi e le è davanti… la sovrasta in altezza, come sempre, ed alza un dito-:
“E per me, lui si travestì da pazzo e saltellò e danzò per le strade come solo Madama Follia insegna a fare...
Mi venne incontro, Brangania, innanzi al re e alla corte adunata, ai preti, ai giudici, al popolo che divertito sghignazzava.
E davanti al mondo intero così mi baciò i piedi impunemente, ebbra d’amore e folle io, a vederlo in stracci singhiozzante … Tristan... Tristano!
E per me si travestì da pellegrino e avanzò nello spazio del giudizio*.
E per me si travestì da lebbroso, immagine stessa della lussuria che divora, lussuria che ci strinse in notti e notti sotto trapunte di stelle, lussuria che ci avvinghiò – disse la leggenda - come rami di nocciolo e caprifoglio intrecciati, e rubò a Morte e a Tempo tante piccole ore risonanti come frammenti di luna nel pozzo.
Diiang, Diiang… suonavano le ore ricadendo dal vuoto dello spazio intorno a noi avvinghiati… e io, trasognata, a tratti le contavo… e l’eco tintinnante pareva riverberarsi in onde concentriche dal punto in cui eravamo uniti al cervello e dilatare enormemente ogni nostra precisa e particolare percezione di voluttà. “

-sussurra con voce quasi atona-:
“Tristano..”

-Apre le mani e le guarda sconsolatamente-

Brangania:
“Sei fradicia Isotta, signora… la pioggia ti vela lo sguardo…”

Isotta:
“Io sono fresca invece, e ci vedo assai bene.
Io vedo questo mare ed il passato… Ed il futuro mi si svela lento oltre la pioggia.”

-Si scrolla le ciocche e il velo grondanti dalla fronte ed incalza con sguardo cupo e determinato-:

“Per me si vestì da lebbroso, ti ho detto!
E che timore, che timore avrei dovuto avere io di scandire per lui falsi giuramenti, vani specchi e riflessi di verità distorta, per lui, Tristano?
Distorta verità è nido per gli amanti.
Io giurai e spergiurai così… sì, sì, spergiurai tre volte. Possa io precipitare per l’eternità se mai mi pentirò di averlo fatto!
Perché il pazzo mi baciò i piedi e il lebbroso mi porse la mano per attraversare la pozzanghera e il pellegrino infine… il pellegrino mi prese con sé in groppa, così che insieme, io e lui allacciati, guadammo il fiume.*
Così potei, io potei impunemente giurare che mai, che altro uomo mai, salvo i primi due e il consorte, mi avesse e baciato e presa la mia mano nella mano…
E rinnovai l’ambiguo giuramento la terza volta perché nessun altro uomo in verità avevo portato tra le gambe oltre che Marco e il pellegrino del fiume…
E Giorno impallidì per i miei inganni e venne ancora Notte, amica degli amanti..
Ma anche lui venne, Brangania, a me tornò Tristano*!
Tristram*, Tristano mio triste ramo…

Voce del vento e delle onde:
Lui che venne in Irlanda e uccise il drago *...

Brangaria (volta la testa di scatto).
Isotta... ascolta!

Voce di marinaio:
Mollaaa...
Molla le vele!

Isotta:
Io sento i marinai, Brangania!

Voce del vento e delle onde:
Lui che uccise Morholt e ti condusse a nozze*…

Brangania:
No! Ascolta...

Voce del vento e delle onde:
Lui che scambiò il filtro e intorbidò l’acqua del ruscello*...

Brangania:
Ascolta...

Voce di marinaio:
All'orzaaa!

Voce del vento e delle onde:
Lui che ti sparse il sangue sulla farina del letto*...

Isotta (urla):
E' il mare.

Voce di marinaio:
Alla puggiaaa!

Isotta ( urla):
Lui che mi tradì tre volte ma, presso ad una fonte, mi baciò forte.

-Isotta di avvolge lentamente tutta nel mantello e cade in ginocchio.
Si ode un gran rumore, la nave gira virando di bordo in poppa:-

Brangania:
Aiuto!

Isotta (in uno stato di esaltazione rialza il capo):
Tristran tornò e, a me intrecciato, si avviluppò anche in vita…
come fa il ramo triste al caprifoglio, il ramo del nocciolo su una tomba.*

Voce di marinaio:
Accostaaa!

Isotta (si è rialzata barcollando ed ora attraversa il ponte sotto la pioggia scrosciante ... il cappuccio le scivola indietro e le solleva il volto verso l'alto, i capelli ormai fradici disciolti... sorride):
E quella notte io sovvertii anche il corso degli millenni:
io, salva per ambigui giuramenti, tra le sue braccia fui Deindre* e Essylt* unite,
fui Grainne* nel letto di Diarmaid* che per lui sospira,
amai e travalicai, nell’estasi, anche i secoli che su di noi precipitano come pioggia sul viso…

-Sbatte le ciglia, come accecata dall'acqua...-

Così cantai, sì… cantai fino alle stelle cupe la sovversione e l’amore…
Cantai la sovversione “di” Amore, folle divinità, germana della morte.”*

Brangaria:
“Siamo in porto, mia Isotta!
Se non si schianta la nave tra gli scogli, noi entriamo salve in porto!”

Isotta:
-Stralunata, pare non capire-
“Porto? L’unico porto dove io voglio entrare é Tristano
e lui entra in Isotta.
Entrerà l’uno nell’altra nella morte,
se una morte comune ci è concessa.”






Note:
1 “folle amore” in lingua d’Oc
2 corilo: nocciolo
3: Maria di Francia: prima poetessa francese, visse nella seconda metà del XII sec., alla corte inglese di Enrico Plantageneto e di Eleonora d’Aquitania. Di lei sono rimasti 12 ” Lais”, canzoni fiabesche in ottonari sciolti.
4: Tristano, ferito in duello, l’ha mandata a chiamare, per quanto da anni dimori nel castello della moglie, anche lei Isotta, ma “dalle bianche braccia”.
5 : Brangania aveva preso il posto della sposa nel letto di re Marco perché Isotta aveva perso la sua verginità con Tristano nel corso del viaggio.
6: il tema dell’uomo tra due donne è un classico della letteratura medioevale, ma qui, ha un risvolto insolito perché, l’altra, in questo caso la moglie, porta anch’essa il nome di Isotta: rappresenta dunque un doppio, un inquietante riflesso della prima, la sua parte legittimata.
7: La leggenda riprende qui parte dell’antico mito di Teseo: Tristano ha richiesto, nel messaggio inviato in Cornovaglia, di alzare le vele bianche se Isotta giungerà sulla nave, nere se non verrà invece in suo soccorso a guarirlo per la terza volta. Ma è Isotta dalle bianche braccia, in questa storia, che, per gelosia, mente al marito e dall’alta finestra gli annuncia le vele scure sul mare. Tristano, già stremato fisicamente, muore.
8: Gli amanti celtici simbolo di Eros-Thanatos, invocano quella che poi sarà la wagneriana “Liebestod”, la "morte d'amore" che sola può riunirli
9 : La luce del giorno, dominato dalle convenzioni, è stata sempre la nemica dei due amanti. l'esaltazione della notte, cantata per tutto il secondo atto dell’opera wagneriana, come desiderio irrisolto di fuggire la luce del giorno e la vacuità delle cose, trova nella morte la sua naturale conseguenza in quanto liberazione. Una liberazione, dunque, non pessimistica rinuncia ma simbolo (ateo) di unione cosmica. Per questo suo significato, il Tristano di Wagner fu addirittura venerato dal filosofo Nietzsche.
10: Si allude qui allo spazio dove si compì l’ordalia che avrebbe dovuto scagionare Isotta dall’accusa di adulterio: Isotta doveva prendere in mano una spranga incandescente, dopo aver giurato la sua fedeltà al marito.
11: Secondo alcune versioni della leggenda, dopo tre anni dalla loro fuga d’amore, re Marco scopre gli amanti mentre dormono vicini ma castamente ( tra di loro è posta infatti la spada del cavaliere) nel mezzo della foresta di Morrois. Il re si mostra generoso e non interviene ma lascia in mezzo a loro, anello e guanto, simboli di fedeltà feudale. Al risveglio, Tristano decide allora di riportare la donna al marito, poi per dimenticarla, si sposa con Isotta dalle bianche braccia . Non riesce tuttavia a togliersela di mente e, per rivederla, tre volte si reca a alla corte del re, a Tintagel, travestito da pazzo e/o da pellegrino e da lebbroso. Ogni volta assiste ad un’ordalia e salva la regina permettendole di dare un giuramento solo apparentemente sincero.
12: Tristano dopo il suo matrimonio e la lunga assenza, nella reggia di re Marco, a Tintagel, tornò a dormire segretamente con Isotta
13: “Tristram” è la deformazione del nome che troviamo nei lais di Maria di Francia,la quale ne spiega così l’etimologia con “triste ramo”
14:Come Teseo, Tristano giunge in Irlanda per liberare la Cornovaglia e suo zio, il re Marco, da un gravoso tributo. Come Teseo vi uccide un mostro, questa volta un drago, come Davide, vi uccide un gigantesco guerriero, fratello del re, Marholt. E vi conosce Isotta la bionda, la figlia del re.
15: Fu Tristano che durante il viaggio per mare per condurre Isotta come sposa al re di Cornovaglia, scambiò per vino il filtro magico d’amore riservato dalla madre di lei agli sposi: bevve e poi ne offrì anche alla principessa. Da ciò nacque il loro folle amore.
16: Tristano nei primi tempi della sua relazione clandestina con Isotta a corte, intorbidava l’acqua di un ruscello che poi andava a scorrere nel giardino privato della regina, per trasmetterle il segnale convenuto secondo cui sarebbe andato a trovarla la notte.
17: Secondo una versione, gli amanti vengono scoperti a letto dal maligno nano di corte che, mentre chiama le guardie ed il re, vi getta della farina per farvi scivolare il cavaliere. Tristano tuttavia riesce a fuggire, macchiando però le lenzuola col sangue di una ferita non ancora rimarginata.
18: L’incontro di Tristano e Isotta presso una fonte ed un ruscello è una scena che è stata dipinta, cesellata, sbalzata in centinaia di manufatti artistici medioevali.
19: Narra la leggenda che, sulla tomba dei due amanti, nacquero un nocciolo e un caprifoglio intrecciati.
20: Gli archetipi celtici e gaelici della leggenda: Deindre, mitica e infelicissima amante irlandese; Essylt che fu invece la regina gallese, moglie del re March che sedusse il nipote Drystan o Trystan. Grainne e Diarmaid, anch’essi zia e nipote, i due amanti dell’Eire pagana fuggiti nella foresta, che anche Yeats cantò.
21: Questo della forza sovversiva dell’amore è uno dei grandi temi che Wagner, nel suo “ Tristan und Isolde”, derivò dalla filosofia di Schopenhauer.






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