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mercoledì 14 ottobre 2009

LE MILLE & UNA NOTTE E L'OCCIDENTE



Quando l’Europa si innamorò di questo libro, i lumi della ragione risplendevano a giorno, cercando di illuminare minuziosamente gli ultimi recessi di ciò che rimaneva delle tenebre dei secoli precedenti.

Era come se un grande palazzo, una vetusta dimora, piena zeppa di storia & storie, ricordi & tradizioni volesse improvvisamente rinnovarsi e soprattutto "illuminarsi", risplendere della luce riflessa dai suoi tanti lumi accesi e voltar pagina. Niente, d’ora in avanti, sarebbe stato più come prima, ma molto, molto meglio, in un’infinita progressione ideale che avrebbe del tutto razionalmente sublimato l’uomo (europeo naturalmente e, a breve, anche nordamericano)
L’uomo dunque si sarebbe razionalmente sublimato (in cosa poi, non era ben chiaro) e le famose tenebre dei secoli passati, e con esse le tenebre della sua anima, sarebbero andate a ramengo.
In quanto alle tenebre dei secoli che dovevano fatalmente seguire,nessuno pareva allora in grado di ipotizzarle se pur lontanamente
Insomma, si era, sì o no, entrati nell’era del progresso? E il fantasma di quell’ebreo, come si chiamava? Ah, sì, Michel de Nostradamus - il cocco di Caterina, la tipa che aveva completamente rovinato la Francia (perché era naturalmente in Francia che si teneva il grosso di questi discorsi, non è il caso di nasconderselo!) - quello slavato fantasma, dicevo, non arretrava là sopra, tra le ombre del solaio, attorniato da tutta una banda di negromanti & lestofanti, amici suoi? 
Certo arretrava, si era già dissolto, era andato felicemente in fumo e grazie proprio alle candele accese, ai lumi ad olio e, tra non molto, anche ai lumi a gas, e chi allora avrebbe più voluto credere a quelle sue visioni & pre-visioni, cupe e monotone come la pioggia?Insomma,Signori, ammettiamolo, quella, era semplicemente la cosidetta stregoneria e cioè… pura pacottaglia!


Tuttavia, tuttavia il Meraviglioso, già ruzzolato giù per le scale ad opera della Riforma ed ora  buttato fuori della porta principale con un bel calcio nel didietro ad opera del portinaio, un tipo tosto di nome Rousseau, il Meraviglioso, dicevo, aveva semplicemente girato l’angolo e cercava ora di rientrare dalla porta di dietro, dalle cucine per intenderci.
Se dicesse anche lui “Apriti, sesamo!” non è chiaro, ma comunque la porta della cucina gli si aprì davanti e ne uscì la cuoca che si recava nell’orto per le erbe aromatiche: voleva vivacizzare ed alleggerire un po’ la trippa e i sanguinacci che stava preparando… 
Anche la gastronomia infatti si stava rinnovando in quegli stessi anni, e tutti cercavano di preparare piatti diversi da quelli del passato, dalle tenebre del passato, appunto! Comunque la porta si aprì e lui entrò.
Attorno al tavolo c’era un bel po' di gente di servizio che mangiava & fumava. Parlavano di politica ed erano tutti in disaccordo tranne che sul fatto che i tempi erano ormai maturi…

Fu proprio e come sempre, dal basso, quindi, che il Meraviglioso intraprese la scalata sociale che doveva riportarlo su, in alto, nei saloni di gala un po’fané dell’aristocrazia e in quelli ben più alla moda della borghesia: si finse forestiero, metodo sempre infallibile, ed iniziò a raccontar storie, frottole, miti tanto antichi & esotici da sembrar inediti a quelle teste presuntuosamente ignoranti e per ciò stesso nuovi, estremamente nuovi & moderni, tremendamente “à la page”, per così dire (e sempre in francese naturalmente!)
Le sue storie veleggiarono in alto, come aquiloni o meglio galeoni volanti come l’ Olonese, ricchi di tesori favolosi e… inaspettati e così le “Mille & una notte” irruppero clamorosamente nell’immaginario dell’uomo occidentale in un suo momento, come dire, di crisi esistenziale che doveva portarlo dritto, dritto alla rivoluzione o meglio alle rivoluzioni e, da queste, attraverso tutti i vari “ ismi” di sua fabbricazione, fino alla psicanalisi, a Hiroscima & all’informatica.

Irruppero, dunque nell’immaginario occidentale e non ne uscirono più: vi sprofondarono.


Era ora!L’ineguagliabile esprit & soprattutto l’enfasi settecentesca, colta rapidamente l’importanza di quello straordinario innesto culturale (che apriva o, per meglio dire, riapriva all’occidente scenari di sogno, mai dimenticati, dai tempi in cui, assai prima delle Crociate & di Alessandro e forse perfino della coppia Giasone & Orfeo, ne aveva intravisto e inseguito gli smaglianti miraggi) ne amplificò immensamente la portata e così l’eco delle nostre mille inesauribili, labirintiche, sensazionali fiabe si ritrovò in breve tempo, dappertutto: dalle tappezzerie alle poltrone & ai sofà, dagli sprofondi sotterranei del Faust ai gorgheggi sublimi di Pamina, fin sulle teste delle varie Recamier & Tacher de la Pagerie che, così acconciate, si preparavano a conquistare i conquistatori dei tempi nuovi…


E, nei tempi nuovi, che si aprivano ora radiosamente (gli altri, dopo aver maturato bene, erano caduti a terra con un ”flop”), possiamo esser sicuri che le nostre “Mille & una notte” giocarono un ruolo di tutto rispetto...

Per cominciare Champoillon potè andare finalmente a decifrare i geroglifici in Egitto, mentre dall’alto delle piramidi 40 secoli di storia guardavano lui, Napoleone e forse, se pur da un po' più lontano, quei disgraziati francesi che si erano beccati la peste a Giaffa, nonché i turchi che, pure lì a Giaffa con una geniale anticipazione dei metodi di guerra del XX secolo,erano stati trucidati dopo essersi arresi... 




Poi, mentre il Meraviglioso letteralmente straripava in mille rivoli: etnici, esotici, romantici, gotici, gaelici, ecc. ecc., inconsapevole che quest’orgia lo avrebbe fatalmente portato di nuovo ad esser sbattuto fuori a calci dalla porta (e, questa volta, per un bel po', pure e, pare, da due portinai molto intimi tra di loro, un certo Marx ed un certo Heghel) le nostre “Mille & una notte”, in versione romantica, vittoriana, liberty & decadente & poi anche impressionista & espressionista, dilagavano parallelamente nel subconscio di un sacco di gente importante & acculturata o meno o addirittura per niente…

Per fare solo qualche nome: Goethe, Byron, Chautebriand, Hoffmann, Stendhal, Lamartine, Balzac, Stevenson & Poe, Burton & Mallarme’, Rimbaud & Verlaine, Flaubert & Maxime du Camp, Nerval, Maupassant, Daudet, Wilde, De Quincey, D’Annunzio, Lotì, Salgari, Blixen, Conrad, il capitano Lawrence & tutti quei colonialisti veri e propri o solo simpatizzanti che, sia che fumassero già prima l’oppio o altro, come molti dei sopracitati facevano per essere alla moda, sia che fumassero o fiutassero soltanto virtuosamente il tabacco, si dichiararono disposti, e pure con un certo entusiasmo, a lanciarsi alla conquista di quelle abbaglianti terre lontane & numinose, in parte sterili & fascinosamente pericolose; le terre delle “Mille & una notte”, appunto.



Fu un crescendo che, da Athalie, a Tartarino, da Salomè a “Tripoli bel suol d’amore”, giù, giù fino alle proiezioni cine-mitologiche americane di Valentino dello “Sceicco bianco” & della voluttuosa Dietrich di “Marocco”, vide l‘Europa espandere il suo bel corpo di ninfa tutto candido e solo un po' olivastro nelle parti meridionali (e vi ricordate perchè ?) sull’ Oriente tanto agognato: vicino, medio  & pure estremo a quel punto! C’era? Lo possedeva finalmente? E tanto valeva, allora, andare fino in fondo!

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Ora io non voglio qui negare (me ne guarderei bene!) l’aspetto puramente pragmatico, economico diciamo, della questione che sempre incombe a ricordarci che non siamo noi guidati solamente dalle idee, letterarie e non, tantomeno quindi dai sogni, dalle chimere, dagli archetipi arcestrali che sono rimasti a passeggiare attorno al fuoco, in quella caverna che tutti noi abbandonammo tanto e tanto tempo fa, ma che ci illudono sempre, mostrandoci apposta solo le loro ombre... 
No, no! Solo uno psicanalista e per giunta eretico & ribelle, e cioè il peggio del peggio, potrebbe negarlo! Ed il fatto che che ne sia stato uno di questo tipo che, non molto tempo fa, l’abbia fatto, risulta alla fine del tutto inifluente nel contesto di questa annosa querelle.
E allora che cosa vuoi sostenere?- mi direte- Che cosa diavolo vuoi sostenere? E soprattutto, domanda molto moderna & interessante, Da che parte stai?

Concedetemi vi prego, prima di rispondervi, il tempo di ricordare che stiamo qui parlando di un prodotto letterario tale da trascinare nella sua scia individui & popoli forse perché, come pochi altri, intessuto nella - come dire? - trama stessa dei sogni e per ciò stesso consentitemi di pesarlo sulla stessa bilancia in cui si pesano le cause economiche…
Cosa? Non pesa nulla, mi dite?
Ma sicuramente! Come volete che pesino i sogni?
Essi non hanno che l’ inconsistenza della nebbia, l’evanescenza dell’alba, l’impalpabilità dell’incanto. Il peso dei sogni è ben altro! E la bilancia a cui alludevo è una metafora naturalmente o un paradosso, se volete, che non soltanto mi permette di uscire con disinvoltura da un’empasse, ma anche di ribadire a gran voce quella che comunque è una verità, ieri come oggi riconosciuta: il peso dei sogni è ben altro!



Qualcuno ha raccontato di un grande imperatore romano vissuto nel momento di massima espansione dell’impero, che si ritrovò a piangere sconsolatamente su una sponda del mar Caspio poiché l’età &  la malattia gli impedivano ormai per sempre di proseguire con l’esercito verso Oriente, come Alessandro aveva potuto fare

Ora, non vorrei qui sembrare esagerata, ma io sostengo addirittura che esse (le “Mille & una notte”) come e insieme all’Iliade (e al tentativo di emulare Achille, in particolare) trascinarono quell’invasato di Alessandro verso est, fino al punto estremo del non ritorno, e che tutta quella gente che, dopo di lui, lo emulò (o almeno tentò) nelle sue estreme follie, si mosse nella scia delle nostre, davvero mitiche “Mille & una notte” e  ciò molto, molto prima, quindi, di qualunque crociata, Napoleone & colonialismo.



Le “Mille & una notte” erano infatti già molto antiche quando vennero raccolte in lingua araba (tra il nono & il decimo secolo, sembra) ed ebbero allora quel meraviglioso nome allusivo ed evocatore, assieme alla beffarda cornice di una piccola formidabile donna, Sharhazad che, per salvarsi la testa graziosa, con voce armoniosa va infilando una sull’altra, come collana di gemme, le mille fiabe, che non sono poi forse altro che un’unica fiaba: la sua.“
Le mille & una notte ” provenivano da molto lontano, dalla notte dei tempi per così dire e per restare in un contesto notturno, ed è motivo, per me, di grande consolazione oggi, signori, in questi nostri tempi calamitosi di scontri tra civiltà opposte & apparentemente inconciliabili, ricordarvi che esse, “Le mille & una notte” appunto, furono senz’altro un prodotto preislamico, ed il fatto stesso che siano potute sopravvivere alla conquista, se pur naturalmente convenientemente mascherate o per meglio dire velate, ci garantisce non solo la grande vitalità ed originalità di questo arcaico prodotto dell’immaginazione umana, ma anche e soprattutto l’estrema duttilità di una religione monoteista, colta nell’attimo stesso della sua trasformazione in cultura dominante, a scendere a compromessi ed integrare in sé gli archetipi culturali preesistenti anche se dichiaratamente politeisti, animisti, ecc. e quindi disgustosamente diversi & inconciliabili.





Questo doveroso accenno agli archetipi e all’animismo mi porta dritto filato al Genio.Il Genio… sì, Signori, il Genio della lampada!
Per quanto la Walt Disney l’abbia potuto rendere simile ad un buttafuori di night club o ad un guardiaspalle giamaicano con tendenze sadomaso, proprio questo delizioso Jjnn, fra i mille che ne partorì la fantasia dell’Oriente, mi sembra possa ergersi come metafora sullo sfondo delle nostre attuali, più profonde & intricate contraddizioni & contrapposizioni etiche, politiche, religiose, economiche, ecc. ecc. ed insinuare nelle nostre poco fantasiosamente elastiche menti razionalistiche e post razionalistiche, orientali & occidentali, la consapevolezza vaga che la metamorfosi è un’arte antica ed, ahimè, dimenticata, ma che può essere, volendo, recuperata anche in tempi (e in luoghi) refrattari al libero esercizio dell’immaginazione. E recuperata nel reciproco interesse, s’intende.



L’arte della metamorfosi…

Sharhazad, in Oriente, Odisseo, in Occidente, con instancabile, magica arte affabulatrice narrarono le più svariate, meravigliose metamorfosi nell’oscurità della notte, in quelle ore misteriose che sonno & sogno presiedono e in cui l’anima umana s’ inabissa & viaggia nelle sue più recondite profondità sotterranee: pozzi, labirintiche scale, caverne abitate da misteriose presenze, sale & palazzi nascosti & segreti come enigmi, che solo il mare nella sua tenebrosa, multiforme immensità può peculiarmente riflettere.
Fu narrando metamorfosi, signori, che Sharhazad, & Odisseo, Oriente & Occidente, sconfissero la tenebra, dischiusero le porte del giorno.

As - salam alaykum




 Post scriptum:

Questo brano (appendice di una vera e propria, fiaba teatrale *), molto o poco critico che sia  ma, spero, almeno divertente, nasce da un reale interesse per le fiabe, la favolistica, l’Islam, l’India & l’Oriente in genere, nonché naturalmente, come per chiunque oggi, in Occidente,  tentativo di comprendere & arginare quella crisi che drammaticamente investe i nostri secolari rapporti con l’Oriente e col mondo musulmano in particolare.

Per quanto sia stata molto tentata, ho cercato di non sconfinare troppo- il problema è troppo vasto, intrigante &coinvolgente-e di non perdere di vista l’argomento per cui scrivevo: le “Mille & una notte”, appunto.
Sarebbe tuttavia molto interessante, secondo me, approfondire, dilatando & ribaltando la questione e il punto di vista. Allora il nostro gioco potrebbe continuare indagando su come l’Occidente fu mito per l’Oriente ad esempio, eccetera, eccetera, eccetera….

* E' questa una fiaba teatrale per ragazzi, intitolata: " La padella d'oro, ovvero: le meravigliose avventure della moglie di Alì Aladyn 







martedì 13 ottobre 2009

L'APPRODO DI ISOTTA (Fratelli Amore e Morte, ingenerò la sorte)





J.W. Waterhouse:"Tristan and Isolde"


Pièce, moderno “lai” o canzone fiabesca, racconto drammatico, questo brano si può interpretare a piacere. E' ispirato da quella che è stata definita la storia più bella del mondo sul tema di Eros e Thanatos e cioè della forza distruttiva dell’amore: la celebre leggenda medioevale di chiara matrice celtica, non esente tuttavia da classiche contaminazioni, di cui l’arte e la sensibilità occidentale ci hanno donato molteplici versioni e meravigliose interpretazioni, a cominciare da Thomas d’Angleterre, da Béroul e da Maria di Francia nel XII secolo, fino al Romanticismo, a Riccardo Wagner ed oltre.
“Nec sine te, nec tecum vivere possit” è il motto di questo “fol amor” che tutto devasta sulla sua strada pur di conseguire la sua meta legittima: la morte.

“ Di loro due fu proprio
com’è del caprifoglio
che al corilo* s’apprende:
quando s’è allacciato e avvinto
e tutt’intorno al fusto s’è messo;
insieme possono ben durare,
ma chi poi vuol separarli,
il corilo presto se ne muore
e insieme il caprifoglio.
“Bell’amica così è di noi
Né voi senza me, né io senza voi.”

Maria di Francia * ( “Lai de Chevrèfeuille” )




L’approdo di Isotta

Un forte vento trascina la nave che porta Isotta verso l’epilogo, verso Tristano morente che invoca le sue cure*
Per quanto sia determinata a salvarlo con le sue arti magiche, l’intrico degli inganni che per anni la loro passione ha intrecciato le pesa sul cuore e lei teme ora che pesi anche sul corso dei futuri eventi come il vento sulle sartie e sulle vele che sbattono e si afflosciano con penosi scricchiolii e violenti colpi secchi.
E’ questo ritmico cigolio che si immaginerà come snervante sottofondo alle parole di Isotta a Brangania, sua ancella e compagna;parole che guizzano come freddi pesci dal mare del suo inconscio, monologo interiore che lei torce e ritorce come un panno bagnato tra le mani.Per cui la fedelissima Brangania, che pure la salvò la sua prima notte di nozze*, non è, qui, altro che un artificio retorico: la regina parla ormai solo a sé stessa, alienata del tutto dalla percezione del reale e, in uno stato di preveggenza onirica, si perde nel passato personale e mitico della sua vita che già si sfalda in leggenda, percependo acutamente un futuro prossimo e venturo di morte e metamorfosi.
Isotta la bionda, che alterna la sua natura di maga a quella di amante, sembra annusare nell’aria salmastra l’odore sinistro della morte, che a lei ingannatrice verrà dall’inganno… perché il suo riflesso distorto, il suo doppio tradito e avvilito, Isotta dalle bianche braccia*, vicino a cui geme ferito lo sposo legittimo Tristano, trama e conduce in porto la sorte... e nulla varrà allora cambiare o non cambiare le vele in nere o bianche*…
La nave entrerà in porto con chiare vele tese e schioccanti alla furia di elementi scatenati che trascinano e devastano come solo può fare l’amore.
Nubi tempestose, pioggia battente a dirotto.
E’ incanto o è forse il riflesso delle nuvole più cupe della notte, se le vele stracciate cangiano il loro bianco in scuro?
Le forze delle tenebre sono all'’opera: pure sospinta dai venti, tra breve, Isotta raggiungerà Tristano in quell’unico porto da essi da sempre* agognato.



- Sulla tolda della nave, sotto la pioggia, la regina parla ossessivamente fra sé e sé. senza mai guardare negli occhi Brangania, che vorrebbe farla tacere ma tuttavia non osa..

Isotta:
“E poi, per me, lui si travestì da pazzo…”

Brangania - che approfitta del fragore di un tuono lontano per interromperla- :
“Presto, Regina, scendiamo sottocoperta, ci avvolge ormai un’oscurità più scura della notte… ho paura”

Isotta :
“Taci, che importa? Non è Notte il luogo dei più felici sogni e Tempesta, blasone degli amanti?
Che paura può farmi l’approdo nella notte, se nella notte tutto si è compiuto?
Nella mia vita è la notte che ha dischiuso ai nostri sguardi l’oscuro scintillio più integro della luce, più sincero del Giorno* e lo ha riverberato tutt’attorno al nostro giaciglio.
Resta, ed ascolta come io ascolto il vento che urla senza posa.

-Un‘onda percuote il fianco sinistro della nave… Lei barcolla per un attimo, poi, mentre Bargania cerca di afferrarla per trascinarla al coperto, le sfugge in avanti verso il parapetto. Si sporge verso il mare.-

Bargania - atterrita- :
“Signora!”

-Ma Isotta già si è voltata e la guarda divertita, poi ride sul serio e con accentuata noncuranza ecco cammina spedita nonostante il boccheggio, ritorna sui suoi passi e le è davanti… la sovrasta in altezza, come sempre, ed alza un dito-:
“E per me, lui si travestì da pazzo e saltellò e danzò per le strade come solo Madama Follia insegna a fare...
Mi venne incontro, Brangania, innanzi al re e alla corte adunata, ai preti, ai giudici, al popolo che divertito sghignazzava.
E davanti al mondo intero così mi baciò i piedi impunemente, ebbra d’amore e folle io, a vederlo in stracci singhiozzante … Tristan... Tristano!
E per me si travestì da pellegrino e avanzò nello spazio del giudizio*.
E per me si travestì da lebbroso, immagine stessa della lussuria che divora, lussuria che ci strinse in notti e notti sotto trapunte di stelle, lussuria che ci avvinghiò – disse la leggenda - come rami di nocciolo e caprifoglio intrecciati, e rubò a Morte e a Tempo tante piccole ore risonanti come frammenti di luna nel pozzo.
Diiang, Diiang… suonavano le ore ricadendo dal vuoto dello spazio intorno a noi avvinghiati… e io, trasognata, a tratti le contavo… e l’eco tintinnante pareva riverberarsi in onde concentriche dal punto in cui eravamo uniti al cervello e dilatare enormemente ogni nostra precisa e particolare percezione di voluttà. “

-sussurra con voce quasi atona-:
“Tristano..”

-Apre le mani e le guarda sconsolatamente-

Brangania:
“Sei fradicia Isotta, signora… la pioggia ti vela lo sguardo…”

Isotta:
“Io sono fresca invece, e ci vedo assai bene.
Io vedo questo mare ed il passato… Ed il futuro mi si svela lento oltre la pioggia.”

-Si scrolla le ciocche e il velo grondanti dalla fronte ed incalza con sguardo cupo e determinato-:

“Per me si vestì da lebbroso, ti ho detto!
E che timore, che timore avrei dovuto avere io di scandire per lui falsi giuramenti, vani specchi e riflessi di verità distorta, per lui, Tristano?
Distorta verità è nido per gli amanti.
Io giurai e spergiurai così… sì, sì, spergiurai tre volte. Possa io precipitare per l’eternità se mai mi pentirò di averlo fatto!
Perché il pazzo mi baciò i piedi e il lebbroso mi porse la mano per attraversare la pozzanghera e il pellegrino infine… il pellegrino mi prese con sé in groppa, così che insieme, io e lui allacciati, guadammo il fiume.*
Così potei, io potei impunemente giurare che mai, che altro uomo mai, salvo i primi due e il consorte, mi avesse e baciato e presa la mia mano nella mano…
E rinnovai l’ambiguo giuramento la terza volta perché nessun altro uomo in verità avevo portato tra le gambe oltre che Marco e il pellegrino del fiume…
E Giorno impallidì per i miei inganni e venne ancora Notte, amica degli amanti..
Ma anche lui venne, Brangania, a me tornò Tristano*!
Tristram*, Tristano mio triste ramo…

Voce del vento e delle onde:
Lui che venne in Irlanda e uccise il drago *...

Brangaria (volta la testa di scatto).
Isotta... ascolta!

Voce di marinaio:
Mollaaa...
Molla le vele!

Isotta:
Io sento i marinai, Brangania!

Voce del vento e delle onde:
Lui che uccise Morholt e ti condusse a nozze*…

Brangania:
No! Ascolta...

Voce del vento e delle onde:
Lui che scambiò il filtro e intorbidò l’acqua del ruscello*...

Brangania:
Ascolta...

Voce di marinaio:
All'orzaaa!

Voce del vento e delle onde:
Lui che ti sparse il sangue sulla farina del letto*...

Isotta (urla):
E' il mare.

Voce di marinaio:
Alla puggiaaa!

Isotta ( urla):
Lui che mi tradì tre volte ma, presso ad una fonte, mi baciò forte.

-Isotta di avvolge lentamente tutta nel mantello e cade in ginocchio.
Si ode un gran rumore, la nave gira virando di bordo in poppa:-

Brangania:
Aiuto!

Isotta (in uno stato di esaltazione rialza il capo):
Tristran tornò e, a me intrecciato, si avviluppò anche in vita…
come fa il ramo triste al caprifoglio, il ramo del nocciolo su una tomba.*

Voce di marinaio:
Accostaaa!

Isotta (si è rialzata barcollando ed ora attraversa il ponte sotto la pioggia scrosciante ... il cappuccio le scivola indietro e le solleva il volto verso l'alto, i capelli ormai fradici disciolti... sorride):
E quella notte io sovvertii anche il corso degli millenni:
io, salva per ambigui giuramenti, tra le sue braccia fui Deindre* e Essylt* unite,
fui Grainne* nel letto di Diarmaid* che per lui sospira,
amai e travalicai, nell’estasi, anche i secoli che su di noi precipitano come pioggia sul viso…

-Sbatte le ciglia, come accecata dall'acqua...-

Così cantai, sì… cantai fino alle stelle cupe la sovversione e l’amore…
Cantai la sovversione “di” Amore, folle divinità, germana della morte.”*

Brangaria:
“Siamo in porto, mia Isotta!
Se non si schianta la nave tra gli scogli, noi entriamo salve in porto!”

Isotta:
-Stralunata, pare non capire-
“Porto? L’unico porto dove io voglio entrare é Tristano
e lui entra in Isotta.
Entrerà l’uno nell’altra nella morte,
se una morte comune ci è concessa.”






Note:
1 “folle amore” in lingua d’Oc
2 corilo: nocciolo
3: Maria di Francia: prima poetessa francese, visse nella seconda metà del XII sec., alla corte inglese di Enrico Plantageneto e di Eleonora d’Aquitania. Di lei sono rimasti 12 ” Lais”, canzoni fiabesche in ottonari sciolti.
4: Tristano, ferito in duello, l’ha mandata a chiamare, per quanto da anni dimori nel castello della moglie, anche lei Isotta, ma “dalle bianche braccia”.
5 : Brangania aveva preso il posto della sposa nel letto di re Marco perché Isotta aveva perso la sua verginità con Tristano nel corso del viaggio.
6: il tema dell’uomo tra due donne è un classico della letteratura medioevale, ma qui, ha un risvolto insolito perché, l’altra, in questo caso la moglie, porta anch’essa il nome di Isotta: rappresenta dunque un doppio, un inquietante riflesso della prima, la sua parte legittimata.
7: La leggenda riprende qui parte dell’antico mito di Teseo: Tristano ha richiesto, nel messaggio inviato in Cornovaglia, di alzare le vele bianche se Isotta giungerà sulla nave, nere se non verrà invece in suo soccorso a guarirlo per la terza volta. Ma è Isotta dalle bianche braccia, in questa storia, che, per gelosia, mente al marito e dall’alta finestra gli annuncia le vele scure sul mare. Tristano, già stremato fisicamente, muore.
8: Gli amanti celtici simbolo di Eros-Thanatos, invocano quella che poi sarà la wagneriana “Liebestod”, la "morte d'amore" che sola può riunirli
9 : La luce del giorno, dominato dalle convenzioni, è stata sempre la nemica dei due amanti. l'esaltazione della notte, cantata per tutto il secondo atto dell’opera wagneriana, come desiderio irrisolto di fuggire la luce del giorno e la vacuità delle cose, trova nella morte la sua naturale conseguenza in quanto liberazione. Una liberazione, dunque, non pessimistica rinuncia ma simbolo (ateo) di unione cosmica. Per questo suo significato, il Tristano di Wagner fu addirittura venerato dal filosofo Nietzsche.
10: Si allude qui allo spazio dove si compì l’ordalia che avrebbe dovuto scagionare Isotta dall’accusa di adulterio: Isotta doveva prendere in mano una spranga incandescente, dopo aver giurato la sua fedeltà al marito.
11: Secondo alcune versioni della leggenda, dopo tre anni dalla loro fuga d’amore, re Marco scopre gli amanti mentre dormono vicini ma castamente ( tra di loro è posta infatti la spada del cavaliere) nel mezzo della foresta di Morrois. Il re si mostra generoso e non interviene ma lascia in mezzo a loro, anello e guanto, simboli di fedeltà feudale. Al risveglio, Tristano decide allora di riportare la donna al marito, poi per dimenticarla, si sposa con Isotta dalle bianche braccia . Non riesce tuttavia a togliersela di mente e, per rivederla, tre volte si reca a alla corte del re, a Tintagel, travestito da pazzo e/o da pellegrino e da lebbroso. Ogni volta assiste ad un’ordalia e salva la regina permettendole di dare un giuramento solo apparentemente sincero.
12: Tristano dopo il suo matrimonio e la lunga assenza, nella reggia di re Marco, a Tintagel, tornò a dormire segretamente con Isotta
13: “Tristram” è la deformazione del nome che troviamo nei lais di Maria di Francia,la quale ne spiega così l’etimologia con “triste ramo”
14:Come Teseo, Tristano giunge in Irlanda per liberare la Cornovaglia e suo zio, il re Marco, da un gravoso tributo. Come Teseo vi uccide un mostro, questa volta un drago, come Davide, vi uccide un gigantesco guerriero, fratello del re, Marholt. E vi conosce Isotta la bionda, la figlia del re.
15: Fu Tristano che durante il viaggio per mare per condurre Isotta come sposa al re di Cornovaglia, scambiò per vino il filtro magico d’amore riservato dalla madre di lei agli sposi: bevve e poi ne offrì anche alla principessa. Da ciò nacque il loro folle amore.
16: Tristano nei primi tempi della sua relazione clandestina con Isotta a corte, intorbidava l’acqua di un ruscello che poi andava a scorrere nel giardino privato della regina, per trasmetterle il segnale convenuto secondo cui sarebbe andato a trovarla la notte.
17: Secondo una versione, gli amanti vengono scoperti a letto dal maligno nano di corte che, mentre chiama le guardie ed il re, vi getta della farina per farvi scivolare il cavaliere. Tristano tuttavia riesce a fuggire, macchiando però le lenzuola col sangue di una ferita non ancora rimarginata.
18: L’incontro di Tristano e Isotta presso una fonte ed un ruscello è una scena che è stata dipinta, cesellata, sbalzata in centinaia di manufatti artistici medioevali.
19: Narra la leggenda che, sulla tomba dei due amanti, nacquero un nocciolo e un caprifoglio intrecciati.
20: Gli archetipi celtici e gaelici della leggenda: Deindre, mitica e infelicissima amante irlandese; Essylt che fu invece la regina gallese, moglie del re March che sedusse il nipote Drystan o Trystan. Grainne e Diarmaid, anch’essi zia e nipote, i due amanti dell’Eire pagana fuggiti nella foresta, che anche Yeats cantò.
21: Questo della forza sovversiva dell’amore è uno dei grandi temi che Wagner, nel suo “ Tristan und Isolde”, derivò dalla filosofia di Schopenhauer.






domenica 11 ottobre 2009

Dopo

"After the rain"





Non era riuscita a oltrepassarne la porta

negli ultimi anni che erano trascorsi.

E stava sulla soglia a tremare…

E tremava sulla soglia senza parlare…

Così non aveva più voce,non aveva più parole.

Poi - andò oltre- ne superò la soglia:

fu nella stanza buia

- oscurità luminosa, oscurità de-reale -

riuscì finalmente a parlare.

Le parole caddero come sassi in uno stagno

- fuori e dentro era inverno -

lo stagno e il suo cuore erano ghiacciati;

le parole caddero al suolo come ultime foglie

e l’albero, il suo amore, fu interamente spoglio.…


+


Nella piena solitudine non stava male:

tutti erano andati via, i vivi e i morti;

dopo giorni di gioia e di dolore e amore

e odio e indifferenza e riso e pianto,

gli spazi erano interamente vuoti…

non rimaneva che la musica del silenzio.

Come una fredda polla di acqua segreta

il silenzio la dissetava...


+


Bevve alla sorgente nascosta.

I cari nomi che ricordava ruppero il vuoto,

come versi di una canzone

salirono verso l’alto,

palpitarono nell’aria gelata…

poi, si dissolsero in pianto









Per entrare nel set fotografico di Magalibobois su Flickr:"Nuvole-Nuages-Clouds", clicca su questa miniatura:
-Bufera   -   Storm

sabato 10 ottobre 2009

Astratte Associazioni: Bal'ami & Davide


Secondo l'arabo Bal’ami, il re Davide disse:
”Dio ha creato una città larga e lunga dodicimila parasanghe.In questa città vi sono dodicimila palazzi, e in ogni palazzo, dodicimila appartamenti, tutti pieni di grani di senape.In una stanza di questo palazzo c’è un uccello che oggigiorno becca un grano di senape. Quando tutti questi grani saranno consumati, verrà il giudizio.”
N.B.: Bal‘ami , in arabo ﺍﺑﻮ ﻋﻠﻲ ﻣﺤﻤﺪ ﺍﺑﻦ ﻣﺤﻤﺪ ﺍﻟﺒﻠﻌﻤﻲ, ovvero Abū ‘Alī Muhammad ib Muhammad al-Bal‘amī, fu un vizir samanide e uno storico persiano.
Questa associazione è secondo me, oggi, doppiamente astratta per l'interessante citazione di un comune mito, più tardi fantasiosa leggenda, arabo-ebraico...
E non è certo il solo!

venerdì 9 ottobre 2009

Astratte Associazioni: Re Salomone & l'Islam


Salomone è il celebre re d’Israele, figlio di re Davide e della sua seconda moglie, Betsabea, famoso per la sua sapienza.Ma non molti sanno che per l’Islam......“Salomone è il re mago, il saggio esoterico, che regna sopra il visibile & l’invisibile, ascolta tutte le parole pronunciate, nella terra & nei cieli, conosce il linguaggio misterioso degli uccelli, e porta al dito un anello, con inciso il nome segreto di Dio, che gli assicura la signoria dell’universo.Ormai è morto e sta seduto su un trono d’oro, con l’anello luminosissimo al dito, nella lontana isola di smeraldoMa, almeno nelle “Mille & una notte”, le sue creature ubbidiscono ancora alle sue leggi, perchè, nello spazio del racconto egli è immortale.Le creature di Salomone sono infinite: i Jjnn buoni e cattivi, ora bellissimi ora mostruosi, col corpo d’aria e di fuoco, i popoli semiumani dell’aria e del mare, gli animali, specie i serpenti, gli oggetti magici (il cavallo d’ebano che vola nei cieli, il pavone d’oro che segna le ore, il cannocchiale che fa vedere a centinaia di miglia), le gemme della terra e del mare, questi luci solidificate, l’Oriente, i narratori di storie e di fiabe e noi che lo ascoltiamo ed entriamo sotto la benedizione ambigua di Salomone.”
Questo splendido brano è tratto dalla "Luce della notte” di Pietro Citati (che senz'altro consiglio a tutti) E, poichè la leggenda vuole che Salomone nella sua grande saggezza parlasse il linguaggio degli animali - il linguaggio dell’istinto dunque, del sé nascosto & fascinosamente animalesco che esiste in ciascun uomo - , “L' anello del re Salomone” fu anche il titolo che l’etologo austriaco Conrad Lorenz scelse per il suo più famoso libro sugli animali.La Bibbia narra poi che la regina di Saba, venuta a conoscenza della fama di sapienza del re Salomone, si recasse fino a Gerusalemme dal suo favoloso, lontanissimo regno meridionale (quell’Arabia che, per la sua grande fertilità, fu poi soprannominata “felix” dai romani e che, oggi, è il semidesertico Yemen.)
La regina arrivò quindi con gran seguito di fedeli arabar & con cammelli carichi di spezie, sottopose al grande re alcuni enigmi per sondarne la decantata saggezza e ne rimase affascinata.La sua visita a Gerusalemme, avvenuta tra il 1000 e il 950 a. C. è anche ricordata nel Talmud ebraico, nel Corano, nel Kebra Nagast etiope.Gli arabi la ricordano infatti col nome di Bilquis, gli etiopi col nome di Macheda.
Secondo la leggenda, dall’unione del re Salomone con la regina, nacque Menelik, che fu re di Auxum, in Etiopia, e vi conservò il simbolo del leone di Giuda e la mitica Arca dell’Alleanza.E il nome Menelik significa ”figlio dell’uomo saggio ".


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