Translate

venerdì 4 settembre 2009

L'uomo che fissava il destino negli occhi (IV parte)

da Flickr: "In the middle of the town" di Sweetshine in mine



Simili al ronzio degli insetti che filtra nel silenzio e si muta ad ogni ora, le giornate di giugno lo stordivano col loro incessante splendore suscitando in lui desideri vaghi e ancora indecifrabili.
La luce si stemperava su ogni cosa. Sul prato assolato irrompevano innumerevoli macchie voraci di rosso e, qua e là, più aeree virgole di giallo e di azzurro.
Lui era vivo in un’altra vita. Ma non era esattamente così: la vita era la medesima, unica e sola; in essa, che inesorabilmente continuava, un’altra pagina si era voltata nell’anno che era trascorso. I suoi morti non potevano seguirlo nella smagliante realtà di quella nuova, trionfante primavera che si apriva all'’estate, erano morti e basta; per loro il libro si era chiuso e per quanto i loro giovani volti continuassero a baluginargli tra le ciglia quando socchiudeva gli occhi accecati dal sole, presto si sarebbero confusi come se fossero stati tracciati su vetri appannati in un giorno di pioggia incessante per scomparire infine al suo ricordo.
Tra i tanti profumi che lo stordivano, il fiore che prese in mano non odorava che di vento e di cielo: era un fiore di papavero, rosso e screziato di un nero vellutato e profondo; attraeva e respingeva come un cuore misterioso e pulsante di vita profonda, il suo stesso cuore, forse. Lo guardava come ipnotizzato e frattanto soltanto una parte del suo cervello per pura abitudine professionale pensava e catalogava: Papaver roheas dei prati o rosolaccio: analgesico, sedativo della tosse, calma gli spasmi, abbassa la febbre, allevia l'insonnia.
-Potesse calmare anche lo strazio!- Pregò in un ansito di assoluta disperazione che fu tuttavia l'ultimo.
Così noi tutti, pensava ancora, in momenti di crisi vitali, posiamo lo sguardo su cose inanimate, insignificanti in sé, sino a che sogni e memorie si fondono con la loro immagine.


"Primavera" su Flinckr, per gentile concessione di Marcocim


Si sa che, dopo la morte della sua prima famiglia, Michel viaggiò per circa 12 anni; fu sicuramente in Lorena, Alsazia, Lussemburgo, Germania e Italia; seguirono poi, dal 41 al 46, lunghi e lenti viaggi attraverso la Francia e attraverso la Provenza. Egli intenzionalmente ci dà assai scarne notizie di sé in quel periodo della sua vita, ma è presumibile che in quei viaggi abbia avvicinato, oltre i grandi medici e farmacisti del tempo a cui accenna nel suo “Traité des Fardements et des Senteurs” del 1552, anche i più celebri studiosi di esoterismo, di astrologia dell’epoca. Conobbe quindi quasi certamente alcuni dei grandi medici e maghi-filosofi del Rinascimento come Paracelso, Agrippa di Nettesheim, Johannes Faust e forse si spinse addirittura in oriente: l’emiro Nosrateddine Ghaffary, nel suo “Sufi d’Iran”, sostenne infatti che Nostradamus avesse per un periodo vissuto a Ispahan, in Persia, e che lì fosse stato iniziato dal celebre maestro sufi Kayyam agli antichi segreti del filosofo Avicenna, alla metafisica e alle tecniche spirituali di Ermete Trismegisto.
Sono questi dunque gli anni dell’avventura, della ricerca e della sperimentazione . Al ritorno, egli è ormai un altro uomo e rende definitiva una scelta importante della sua vita passata: medico… ai multiformi suoi interessi egli anteporrà d’ora innanzi principalmente questa professione che riconosce come vocazione.
Superato è il dolorosissimo trauma che tuttavia per sempre inciderà nel suo carattere che sarà dunque schivo ed ombroso, con lampi d’inquietudine e recessi di paranoia. Tutto si paga infatti e il prezzo della sua salvezza, della recuperata fede e salute mentale sarà proprio questo.
Una doppia sventura del resto ve lo ha implacabilmente sospinto; non è infatti solo la morte nera, nel 35, a pugnalarlo alle spalle, sottraendogli all'improvviso tutto quel che nei due ultimi anni la vita gli aveva concesso: una moglie, dei figli, ma un secondo tradimento ha congiurato per rendere tutto ciò possibile, per farlo allontanare dai suoi cari proprio nel momento in cui essi più avevano bisogno della sua protezione di uomo e di medico. Un doppio tradimento dunque: il tradimento di un amico.
(continua)




La tempesta
di
Angelo Branduardi

Non c'è più vento per noi
tempo non ci sarà
per noi che allora cantavamo
con voci così chiare
Non c'è più tempo per noi
vento non ci sarà
per noi che abbiamo navigato quel mare così nero
Ma se la vita è tempesta, tempesta allora sarà.

Non c'è più vento per noi
tempo non ci sarà
per noi che stelle cercavamo sotto quel cielo scuro.
Si alzerà il vento per noi
tempo per noi sarà
il nostro viaggio, la guida,la manodel destino
ma se la vita è tempesta, tempesta allora sarà

Un vento poi soffierà dentro le nostre vele
qual è la rotta giusta solo il Signore lo sa
Un vento poi si alzerà dentro le nostre vele
èerchè la rotta giusta solo il Signore la sa.

Non c'è più vento per noi
tempo non è per noi
che nella notte senza luce misuravamo il mare.
Ma se la vita è tempesta, tempesta allora sarà.

Un vento poi soffierà dentro le nostre vele
qual è la rotta giusta solo il Signore lo sa
Un vento poi si alzerà dentro le nostre vele
perchè la rotta giusta solo il Signore la sa.

Ma se la vita è tempesta, tempesta allor
a sarà.

Nessun commento:

Posta un commento